Quattro episodi in 48 ore – Dal treno al drone, i segnali che Mosca sta alzando la pressione sull’Europa [fonte linkiesta.it]

 

Alcuni soldati mettono in sicurezza l’area, vicino a Pratkunai, nel Sud della Lituania, dove un drone è stato abbattuto da caccia italiani della missione Nato (AP/LaPresse)    

(di Gabriele Carrer – fonte linkiesta.it)

Un’escalation che va dal confine polacco alla Lituania, dal Baltico ai Paesi Bassi. Irdi (German Marshall Fund): la Russia «vuole mettere in evidenza il divario tra la propria audacia e la debolezza della nostra reazione»

Prima una locomotiva colpita vicino alla Polonia. Poi un drone abbattuto in Lituania, razzi di segnalazione lanciati da una fregata russa nel Baltico e sabotaggi sulla rete ferroviaria olandese. In meno di 48 ore la pressione legata alla guerra è uscita dal solo campo di battaglia ucraino e si è avvicinata, con forme e gradi di attribuzione diversi, al territorio dell’Alleanza.

Non è detto che questi episodi appartengano a un’unica campagna. Cambiano la dinamica, la gravità e il grado di attribuzione. Ma la concentrazione nel tempo pesa. «Nelle ultime quarantott’ore abbiamo assistito a un’intensificazione degli attacchi cinetici, se includiamo in questa categoria anche i sabotaggi», osserva Beniamino Irdi, CEO della società di consulenza HighGround e nonresident senior fellow del German Marshall Fund.

Il primo caso riguarda il treno passeggeri Kyjiv-Varsavia: una locomotiva colpita da un drone russo in territorio ucraino, a pochi chilometri dalla Polonia. Non è un attacco alla Nato, ma la distanza dal confine basta a renderlo un episodio sensibile.

Nelle ventiquattr’ore successive il quadro si è spostato ancora più vicino all’Alleanza. In Lituania, un drone – che aveva montato anche un ordigno esplosivo – nello spazio aereo nazionale è stato abbattuto da due Eurofighter italiani impegnati nella missione Nato di air policing – il tutto nelle ore in cui era in visita ufficiale in Lituania il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, come se Mosca avesse voluto avvertire Roma. Nel Baltico, una fregata russa ha lanciato due razzi di segnalazione mentre un elicottero militare danese svolgeva attività di sorveglianza. I razzi hanno rischiato di colpire l’elicottero, anche se non è stato dichiarato un intento russo di attacco.

Diverso ancora il caso olandese, dove il sabotaggio ha interessato numerosi punti della rete ferroviaria. Qui l’attribuzione alla Russia è molto meno definita rispetto agli altri episodi e va quindi mantenuta distinta.

Per Irdi, tuttavia, un filo comune c’è: il livello di capacità necessario. «Nessuno di questi attacchi è alla portata di attori amatoriali. Sono tutti, a diverso titolo, operazioni che richiedono capacità riconducibili a un livello statale». Proprio l’ambiguità, soprattutto nel caso della fregata, fa parte del problema. Non cancella il messaggio politico, lo rende più difficile da gestire. «La patina di ambiguità che i russi mettono su queste azioni non deve farci perdere di vista il messaggio. Vogliono che noi sappiamo che queste attività vengono dalla Russia», aggiunge.

Il messaggio non sarebbe soltanto la possibilità di provocare un incidente. Sarebbe, soprattutto, la capacità di muoversi sotto la soglia di un confronto militare aperto. «Questa intensificazione serve a mettere particolarmente in evidenza il divario tra l’intensità della minaccia, l’audacia e la spregiudicatezza russa e la debolezza della nostra reazione», spiega ancora Irdi.

Conta anche la mappa. Dall’Ucraina si arriva rapidamente a un Paese baltico della Nato, poi alle acque in cui operano forze dell’Alleanza e infine all’Europa occidentale. «Abbiamo un’intensificazione e un ampliamento dei Paesi coinvolti. E il messaggio è che sono loro».

La sequenza arriva dopo che Germania (con l’attentato di Lipsia) e altri Paesi europei hanno iniziato ad attribuire con maggiore chiarezza alcune operazioni alla Russia. Per Irdi, potrebbe essere anche una risposta a quel cambio di postura. «Di recente c’è stata una presa di posizione tedesca, poi seguita da altri Paesi, nel dire: vi abbiamo beccati, adesso basta, siete voi, e non abbiamo paura di dirlo pubblicamente. A fronte di questo abbassamento della soglia dell’attribuzione, i russi sembrano rispondere: “E allora?”». È qui che entra in gioco la distanza tra attribuzione e conseguenze. «È un atteggiamento di aperta sfida che serve a far vedere che a queste dichiarazioni non corrispondono conseguenze tangibili, con la palese volontà di esercitare una pressione sempre più forte sulle opinioni pubbliche europee per influenzare le decisioni dei governi», prosegue Irdi.

C’è infine una possibile lettura negoziale. Alzare la pressione sul fianco europeo può servire a mostrare capacità di escalation e a rafforzare la posizione di Mosca nel caso si aprisse una nuova finestra diplomatica. «Premere sul nervo che vedono scoperto può essere un modo per arrivare a eventuali trattative in una posizione migliore», dichiara l’esperto.

La questione, dunque, non è forzare i quattro episodi dentro la stessa operazione. È il salto di scala: in due giorni il margine di rischio si è allargato dal fronte ucraino allo spazio aereo e alle attività militari della Nato, fino alle infrastrutture dell’Europa occidentale. Mosca, secondo questa lettura, sembra voler capire fin dove può spingersi prima che la risposta europea cambi davvero passo.