
(di Luca Pons – fonte fanpage.it)
Nella Manovra 2027 un articolo prevede di ridistribuire i soldi ‘in più’ rispetto all’obiettivo di creazione di nuovi posti negli asili nido. Il motivo: con il calo delle nascite, servono meno fondi per i nidi, e quindi ci sono “risorse eccedenti”.
I fondi messi a disposizione per creare nuovi posti negli asili nido, negli ultimi anni, sono bastati e avanzati per raggiungere gli obiettivi previsti, secondo il governo. L’obiettivo in questione era di arrivare, anche grazie ai soldi del PNRR, ad avere un rapporto del 33% tra bambini in età di 3-36 mesi e i posti disponibili negli asili pubblici e privati: in pratica, un posto ogni tre bambini.
Secondo il ministero dell’Istruzione, l’Italia è già arrivata al 37%, in media. Questo perché sono state costruite nuove strutture, certo, ma soprattutto perché sono nati sempre meno bambini. E così l’esecutivo ha deciso, con la legge di bilancio 2027, di prendere i soldi “eccedenti” e ridistribuirli seguendo criteri diversi.
Più fondi ai territori dove ci sono più bambini piccoli, ma anche a quelli dove si sono fatti più lavori per creare nuovi posti dal 2022 in poi. Il risultato apparentemente potrebbe essere – in attesa dei criteri precisi che arriveranno a gennaio – che i Comuni che hanno già una percentuale più alta di posti negli asili nido avranno più risorse pubbliche, e quelli che sono rimasti indietro ne avranno meno.
Sugli asili nido ci sono fondi “eccedenti”, la Manovra 2027 li ridistribuisce
La norma in questione è prevista all’articolo 121 della manovra, su cui da questa settimana la Camera sta lavorando. Qui si legge che entro il 31 gennaio 2027 il ministero dell’Interno dovrà stilare un decreto per ridistribuire i fondi in eccesso tra i Comuni italiani.
La relazione tecnica spiega il ragionamento in modo esplicito: “La progressiva riduzione della popolazione nella fascia di età interessata può consentire il conseguimento del predetto obiettivo con un ammontare di risorse inferiore a quello complessivamente stanziato, determinando la disponibilità di risorse eccedenti”. In altre parole, visto che ci sono sempre meno bambini a causa del crollo della natalità, bastano meno soldi del previsto per arrivare ad avere una copertura del 33% dei posti nei nidi.
Come verranno distribuiti questi soldi “eccedenti”? La legge dice che si dovrà procedere “in proporzione alla popolazione ricompresa nella fascia di età da 3 a 36 mesi”, quindi erogando più fondi ai Comuni che hanno un maggior numero di bambini piccoli. Ma anche tenendo conto “dei posti derivanti da interventi edilizi finalizzati alla realizzazione o all’adeguamento di strutture a decorrere dal 2022”. Apparentemente questo significa dare una parte maggiore dei fondi a quei Comuni che hanno fatto più lavori con il PNRR per realizzare posti negli asili. E in questa lista devono essere inclusi anche i Comuni che già hanno superato il 33% di copertura.
La logica, dunque, sembrerebbe essere che le amministrazioni comunali che hanno creato più posti vanno premiate con fondi aggiuntivi. E questo ‘premio’ arriva tramite i soldi che si possono risparmiare grazie al calo demografico. Nel frattempo, invece, i Comuni che sono ancora sotto la soglia del 33% e hanno realizzato meno asili negli ultimi anni riceveranno meno sostegni extra.
I continui passi indietro del governo sui nuovi posti nei nidi
Negli ultimi anni, il governo Meloni ha ridimensionato più volte gli obiettivi riguardanti i posti negli asili nido. Inizialmente, per ottenere i fondi europei del PNRR, l’Italia si era impegnata a realizzare circa 264mila nuovi posti (tra asili nido e scuole materne) nel periodo tra il 2022 e la fine del 2025.
Nel 2023, il governo aveva stabilito che fosse una quantità impossibile da raggiungere in tempo. Per questo, aveva rinegoziato l’obiettivo, abbassandolo a circa 150mila nuovi posti (sempre includendo nidi e materne), e spostando la scadenza a giugno 2026. Poco dopo, c’era stato un ulteriore passo indietro: nel conto totale sarebbero state inserite non solo le strutture nuove, ma anche quelle ristrutturate, fino a un massimo di 35mila posti.
Alla fine, secondo le stime dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, i soldi del PNRR sono serviti per creare 63.500 posti circa per gli asili nido. In questo modo, la copertura media nazionale è passata dal 28% (il dato del 2019) al 37%, stando a ciò che ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Questo rapido aumento, però, è legato solo in parte ai nuovi posti: negli ultimi anni ha continuato a scendere il numero di nascite, e così la percentuale è salita molto più in fretta.
Il target di copertura del 33% era stato messo nero su bianco dal governo Meloni nella legge di bilancio del 2024: qui l’esecutivo si era impegnato a raggiungere gradualmente l’obiettivo entro il 2027, stanziando una quantità crescente di fondi. Nel 2027 è previsto 1,1 miliardo di euro (sono questi i soldi che, con l’attuale manovra, verranno in parte redistribuiti perché ce ne sono “in eccesso” rispetto all’obiettivo).
Ma va detto che, a livello europeo, si tratta di un target molto poco ambizioso. La soglia del 33% era stata fissata dal Consiglio europeo nel 2002, con scadenza nel 2010. Nel dicembre 2022, invece, sempre il Consiglio Ue (in un vertice a cui partecipava anche la ministra del Lavoro del governo Meloni, Marina Calderone) ha alzato l’asticella al 45%, con l’intenzione di raggiungerla entro il 2030. Per fare un esempio, la Francia e la Spagna sono già attorno al 55%.
Manzi (Pd): “Governo non combatte più il calo demografico, lo usa per fare cassa”
In questo scenario, quindi, il 37% raggiunto dall’Italia sembrerebbe essere sì un miglioramento (dovuto anche al calo delle nascite) ma non esattamente un punto di arrivo tale da riassegnare i soldi “in eccesso”. Su questa linea si sono mosse le critiche alla misura. La responsabile Scuola del Pd, la deputata Irene Manzi, ha attaccato: “Il calo delle nascite, che dovrebbe essere la prima emergenza del Paese, diventa per la destra un’occasione di risparmio. È la stessa logica con cui la manovra taglia altri 7mila posti tra docenti e personale Ata. Il calo demografico non è più un problema da affrontare ma un alibi per fare cassa, dai nidi alla scuola”.
E ancora: “Ogni euro risparmiato sui nidi deve restare ai nidi, a partire dai territori dove mancano. Le cosiddette risorse eccedenti servono ad aprire nuovi posti e ad abbassare le rette. Il 33% è il minimo, non il traguardo”. Anche Annamaria Furlan, senatrice di Italia viva, ha commentato, concentrandosi sul fatto che i soldi verranno ridistribuiti ha chi ha già realizzato più asili nido: “In un Paese che affronta una gravissima crisi demografica, sottrarre risorse ai territori dove questi servizi sono più carenti significa aggravare le disuguaglianze e rendere ancora più difficile conciliare lavoro e famiglia, soprattutto per le donne”.