RASSEGNA STAMPA – Nel governo si combatte per le nomine ….

ANDREOTTI INSEGNA CHE IL POTERE LOGORA CHI NON CE L’HA E NESSUNO QUANTO SALVINI NE È CONSAPEVOLE. PER GIORGIA MELONI NON È SOLTANTO UNA QUESTIONE DI POTERE MA ANCORA DI PIÙ DI GOVERNO, NEL SENSO CHE PER GLI ADEMPIMENTI DEL PNRR CONTA DI TROVARE NELLE SOCIETÀ PARTECIPATE LE COMPETENZE CHE NON HA TROVATO NEI MINISTERI E NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PIÙ IN GENERALE. LA MELONI HA TOCCATO CON MANO CHE IL VERO PROBLEMA DEI RITARDI E DEI MANCATI OBIETTIVI È LA QUALITÀ PROFESSIONALE DELLA NOSTRA BUROCRAZIA MINISTERIALE E NON VALGA PER TUTTE LA VICENDA RIVELATA DA REPORT SU RAI3 DELLO STUDENTE CINESE, CON LA MADRE MEDICO IN CINA, CHE SEGNALAVA PER TEMPO AI VERTICI SANITARI E DI GOVERNO ITALIANI L’ESPLOSIONE E LA GRAVITÀ DEL COVID. POICHE’ LA SEGNALAZIONE ERA SCRITTA IN INGLESE TRASCORSERO 5 GIORNI PRIMA DI AVERE LA TRADUZIONE DA UN’AGENZIA ESTERNA INCARICATA DAL MINISTERO DELLA SALUTE. IL PROBLEMA SI È RIPROPOSTO A BRUXELLES COL PNRR. I NOSTRI BUROCRATI, A PARTE LA COMPETENZA, NON COMUNICANO IN INGLESE. LA MELONI L’HA CAPITO E SI REGOLA DI CONSEGUENZA CERCANDO AIUTO NELLE “PARTECIPATE” DOVE LE COMPETENZE CI SONO. DA QUI L’ESIGENZA DI ESSERE LEI A SCEGLIERE I MANAGER CHE LE SERVONO. SALVINI INVECE BRIGA, FA PARLARE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA, MINACCIA SFRACELLI E POI ANNUNCIA CHE L’ACCORDO È VICINO. SI VEDE CHE LA MELONI GLI HA BUTTATO L’OSSO CHE LO PLACA.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – «Ieri ho sentito più volte Giorgia (Meloni, ndr), ieri l’altro pure, oggi ci vediamo in Consiglio dei ministri alle 15 e la chiuderemo in totale serenità». Così il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini, a margine di un evento elettorale a Udine, a chi gli chiedeva di eventuali tensioni all’interno della maggioranza di governo sulla partita dei rinnovi dei vertici delle partecipate pubbliche. Rispetto a eventuali contrasti tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sulle nomine, Salvini ha parlato di ricostruzioni «spesso fantasiose» da parte della stampa.

Da “la Stampa”

Le poltrone di vertice in scadenza nei prossimi mesi non solo quelle delle gradi società direttamente controllate dallo Stato ma anche molte altre: considerandole tutte si sale a 610 posizioni in 105 diverse società (che aumentano a 135 se si prende come termine ultimo il 2024). Nel 2023 rientreranno nella raffica di nomine gli organi di amministrazione di 18 società direttamente partecipate dai ministeri, 49 società di secondo livello, a loro volta cioè partecipate dalle grandi controllate, e 3 società di terzo livello indirettamente partecipate da Cassa Depositi e Prestiti. Al 31 dicembre 2023 scadranno e dovranno quindi essere rinnovati nel 2024, gli organi di amministrazione di 10 società direttamente partecipate, 51 società di secondo livello e 4 società di terzo livello indirettamente partecipate da Cdp. Fra le società a diretto controllo del ministero dell’Economia compaiono Amco, Cinecittà, Consap, Consip, Equitalia Giustiziam, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Ita,Sogesid, Sport e Salute e Sogin. Tra le controllate degli altri ministeri compaiono invece Difesa Servizi e Ferrovie Appulo lucane