SE ANCHE DE MAGISTRIS GIOCA A PERDERE…..

Pare che ad avvantaggiarsi delle difficoltà e degli errori del PD sia Luigi De Magistris, il candidato dei movimenti civici e delle associazioni culturali, che sta portando dalla sua parte pezzi di nomenclatura del PD, sindaci scontenti e militanti delusi. De Magistris si fa politicamente portatore di una rivoluzione dolce, detta anche della matita, a significare che sarà nelle urne che i calabresi manifesteranno la loro avversione alla vecchia politica per un cambiamento reale sia economico che sociale. Ma De Magistris non spiega in termini di iniziativa politica in cosa consiste la sua rivoluzione, quali saranno i cambiamenti che si impegna ad effettuare, quali sono i parassitismi e le ruberie mascherate che metterà al bando, come affronterà col governo nazionale le ferite della spesa storica, battaglia da condurre in occasione del piano della ripresa economica (pnrr) che ha come obiettivo prevalente la coesione e il superamento dei differenziali nord-sud fino ad oggi rimasti irrisolti.

De Magistris propone una rivoluzione nelle urne che abbatta il “sistema” delle connessioni e delle complicità fra malapolitica, malaburocrazia, malaimprenditoria e segmenti di variegata criminalità. Una utopia più che un realistico obiettivo politico ma è proprio la sfida estrema ad un sistema di potere che ha condannato la Calabria con le sue classi dirigenti ad una regressione permanente rispetto al resto del Paese, che fa di De Magistris l’uomo del cambiamento possibile.

De Magistris ha dalla sua la conoscenza della Calabria torbida e consociativa, degli affari e degli appalti, dell’assalto alla spesa pubblica,delle rendite di posizione e delle sacche parassitarie.Le sue inchieste di pubblico ministero in Calabria,” Poseidone” e “Whi Not”, adeguatamente silurate , frammentate e abbattute dal “sistema”, hanno disvelato a chi aveva voglia di sapere come si articolava e con quali complicità il malgoverno della regione nel libro testimonianza “Assalto al PM” su quei tempi e quelle inchieste. Scrive De Magistris a pagina 61 :”Nel corso degli anni mi sono reso conto di come la Calabria assomigli al Sudamerica di una volta.una regione governata da una e vera e propria “classe”, che non definisco dirigente perchè le darei dignità.E’ una classe di potere. Intrisa anche di mafiosità.E’ composta da una parte importante e assolutamente trasversale della politica, che ha a cuore solo interessi di settore.Gruppi di potere,anche su base familistica,che operano per puro interesse e con logiche biecamente clientelari”.

Il punto è che De Magistris torna in Calabria non da PM ma da uomo di governo e di responsabilità che ha amministrato per 10 anni una città difficile e complessa come Napoli e che deve affrontare la situazione in cui versa la Calabria in chiave politica e non più in chiave giudiziaria. Enunciare che la legalità deve diventare in Calabria, insieme alla trasparenza amministrativa,il cardine su cui ruota la vita sociale e d economica della regione è un principio che ha fatto strada e che portano avanti con specificazioni diverse sia Carlo Tansi col suo “codice etico” che Roberto Occhiuto,candidato del centrodestra,che propone la valutazione per legge delle candidature che presentino profili di indiretto coinvolgimento in vicende di mafia o in reati contro la pubblica amministrazione.

Nella proposta politica di De Magistris ci sta tutto quello che serve per un programma sovrastrutturale di cambiamento in termini di valori civili e sociali e ,Costituzione alla mano, di Stato di diritto.Anche la cultura viene citata da De Magistris come leva di sviluppo economico e crescita collettiva in termini di civiltà, modernizzazione e progresso.

Ma la politica, alla fine, quando stringi, è fatta di bisogni, risposte ai bisogni e alle aspettative e di numeri.Sotto questo profilo forse De Magistris deve rivedere la scaletta dei suoi interventi elettorali.Partiamo dai numeri anche per dimostrare,là dove ce ne fosse bisogno,che se il PD gioca a perdere,consapevole di come è ridotto,per ragioni diverse anche De Magistris rischia di giocare a perdere limitandosi l’affermazione all’ingresso con lui di una pattuglia di consiglieri regionali.

Partiamo dal dato che nelle ultime regionali è andato a votare il 46 % del corpo elettorale e il rimanente 54 per cento è rimasto a casa.In quel 46 per cento c’è tutto il sistema che De Magistris vuole abbattere nelle urne. Ci sono i partiti, i relativi apparati,le lobby di sostegno, le clientele,il sottobosco impiegatizio e burocratico che vuole fare carriera, la prateria della spesa sanitaria, gli enti sub-regionali perennemente in passività, l’universo delle consulenze esterne, il “cartello” opaco che controlla l’offerta turistica, coloro che hanno rendite di posizione consolidate nella spesa pubblica, intellettualità di servizio, teatranti,cantanti, nani e ballerine , di casa e non, e relativi manager specializzati in costosissimi eventi.Insomma tutta la spesa pubblica così come viene dissipata di legislatura in legislatura.Governare una regione come la Calabria vuol dire mettere mano al motore che muove questo limaccioso mondo consociativo dove maggioranza e opposizione,nell’alternanza dei ruoli, si spartiscono il potere nelle sue svariate

articolazioni.

Di questo mondo consociativo e dei suoi traffici quel 54 % di elettori che non va a votare

non sa nulla se non quanto cronache giudiziarie e informazione non asservita riescono a mettere in circolo anche perchè il “sistema” di cui parla De Magistris è fatto di comportamenti e di vicende che non necessariamente debbono avere profili di responsabilità penale, atteso che la politica ha imparato da tempo ad aggirare leggi e ostacoli.

Se si tiene conto che il centrosinistra è, ad oggi, diviso sulle candidature di Amalia >Bruni e di Luigi De Magistris , a fronte di un centrodestra e Roberto Occhiuto che, salvo rappresaglie di FdI con Wanda Ferro, marciano compatti, ci si rende conto che è difficile mettere insieme i numeri per battere il centrodestra. A quel 54 per cento che non va a votare è improbabile che interessi se vince la destra o la sinistra, oppure Occhiuto.Bruni o De Magistris.Diversamente andrebbe a votare.Non andando a votare si ha come conseguenza che il sistema si vota e si perpetua da solo, con i voti di chi del sistema fa parte. Maggioranza e opposizione escono dalla stessa base elettorale che spregiudicatamente si muove da uno schieramento all’altro decretandone di volta in volta il successo in un perverso meccanismo di alternanza.

Stabilito induttivamente che, in queste condizioni di partenza, né la Bruni né De Magistris ce la possono fare, salvo ribaltamenti al momento non prevedibili, ci deve essere un modo per portare il maggior numero possibile di quel 54% a votare proponendogli obiettivi in cui riconoscere i propri bisogni e la possibilità di soddisfarli.

Ma è De Magistris per primo che ,parlando ai calabresi, deve scendere dalle altezze dei valori e dei principi “sovrastrutturali” alla quotidianità dei bisogni e delle sofferenze che i calabresi vivono sulla propria pelle. De Magistris che avviò l’inchiesta “Whi Not” può spiegare come viene ipotecato e gestito , al di là del diritto e del merito, quel poco di lavoro che si viene a creare.Chi resta fuori, laureato o meno, è costretto a cercare fortuna altrove. A settembre, pandemia permettendo, De Magistris vada nelle università calabresi a spiegare ai giovani come possono prendere in mano il proprio futuro e costruire una Calabria più produttiva, più ricca,più moderna, più civile, più libera da bisogni e ricatti (voto di scambio) ,più colta, più rispettata dai governi nazionali (spesa storica)e con una immagine diversa da quella di una regione dominata dalla mafia che viene usata come alibi perchè alla Calabria e ai calabresi vengano negati diritti fondamentali,come la salute e il lavoro, garantiti dalla Costituzione.Se De Magistris non parla a quel 54 % , convincendone quanti più possibile,della sua battaglia di cambiamento vuol dire che, sia pure inconsciamente, anche lui gioca a perdere.