TERREMOTO GIUDIZIARIO- ANCHE  IL PD  SOTTO LA GHIGLIOTTINA….

 

TERREMOTO GIUDIZIARIO- ANCHE  IL PD  SOTTO LA GHIGLIOTTINA

Liquami di corruzione politica piovono da Milano a Palermo non risparmiando la Calabria. Ben 20 esponenti dell’establishment politico-burocratico, con in testa il presidente della giunta regionale,Mario Oliverio, vengono colpiti da ipotesi di reato che non potranno non avere un impatto negativo sul quadro politico e sul voto europeo del 26 maggio.

Si tratta prevalentemente di una inchiesta coordinata dalla DDA milanese su due gruppi criminali operanti fra Milano e Varese, costituiti da esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori accusati a vario titolo di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito una associazione di tipo mafioso, finalizzata a corruzione, finanziamento illecito ai partiti, false fatturazioni per operazioni inesistenti.,abuso di ufficio.

A Milano sono esponenti di Forza Italia a finire sotto misure cautelari e avvisi di garanzia. C’è un candidato al parlamento europeo e il nome del governatore lombardo, Achille Fontana, è coinvolto nell’inchiesta . A Palermo 4 funzionari del Provveditorato alle Opere Pubbliche sono stati arrestati. In Calabria non si ha notizia di misure cautelari ma nella bufera giudiziaria c’è la crème de la crème del potere regionale nell’intreccio politica-alta burocrazia.

Al momento nessuno parla di giustizia a orologeria, come di solito accade quando la parte politica colpita viene travolta,  semmai è un coro di dichiarazioni di innocenza asssociate a una sorta di sconfessione tecnico-giudiziaria delle accuse formulate. Le ipotesi di reato,cioè, o sono irrilevanti o sono infondate o addirittura errate perché cronologicamente collocate in tempi in cui i soggetti incriminati non ricoprivano le cariche loro attribuite o avevano ruoli diversi.

La novità è che fra gli indagati, per “ atto contrario ai suoi doveri di ufficio”, c’è anche Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza e candidato pressocchè ufficiale alla presidenza della giunta regionale, il quale fino ad oggi nelle inchieste c’era entrato più come parte lesa, per il tentato blocco dei lavori di Piazza Bilotti, che come reo di un qualche reato. Il suo coinvolgimento riguarderebbe le indagini sulla realizzazione del  museo di Alarico.Al riguardo Occhiuto tiene a precisare che in ogni caso l’atto contestatogli  è stato compiuto nell’interesse della città e non per  profitto personale.

Più complicata e pesante la posizione del duo Oliverio-Adamo, sempre in coppia nella buona e nella cattiva sorte del potere “che logora chi non ce l’ha”, per i quali l’ipotesi di reato, formulata dalla DDA guidata da Nicola Gratteri, è di essere i registi di una associazione a delinquere che ha avuto di mira gli appalti ricadenti nella competenza finanziaria della Regione.

Per l’appalto della metropolitana di Cosenza Oliverio obietta che “non ero io il presidente “ quando è stata appaltata mentre, per le altre ipotesi di reato contestate, Oliverio osserva che trattasi di “fattispecie che-a mio avviso-attengono alla normale vita politico-amministrativa”.

Emotivamente più drammatizzata la reazione di Luigi Incarnato , indagato per la sua nomina ai vertici della Sorical, per il quale si tratta di accuse” risibili e infamanti”.L’accusa in senso tecnico è di “traffico di influenze illecite” .Si sarebbe dato da fare,praticamente, con 10 consiglieri comunali di Cosenza per far cadere il sindaco Occhiuto, l’obbligo della presunzione di innocenza ottenendo come ricompensa da Mario Oliverio la nomina a commissario della Sorical. I nomi più esposti sono,insomma Mario Oliverio, Nicola Adamo e Luigi Incarnato cui vanno associati altri 17 nominativi con vari profili di responsabilità.

Al riguardo non si può non considerare che l’ufficio di Nicola Gratteri difficilmente si sarebbe avventurato, considerato il livello politico incriminato, a formulare accuse così pesanti e così devastanti sul piano politico senza avere acquisito elementi concreti e consistenti sulle ipotesi di reato contestate.

Quanto all’aspetto etico-politico o “questione morale” che la si voglia chiamare, assolto l’obbligo della presunzione di innocenza che non si nega a nessuno, non si può non rilevare, mettendo insieme le motivazioni che hanno portato il governo nazionale a super-commissariare la sanità calabrese, con ricorso a manager esterni, con le ipotesi di reato abbattutesi sui vertici del potere regionale rimbalzate su tutti i telegiornali con la foto di Oliverio, realisticamente ci si attende che chi nel PD ha la responsabilità di tutelare politicamente il partito, lo metta al riparo dalle conseguenze che si potrebbero avere sul piano elettorale. Di tempo ce n’è poco e , purtroppo, a questo punto il PD è senza candidato alla presidenza della giunta regionale. Con i tempi che ha la giustizia Oliverio non avrebbe modo di dimostrare la sua innocenza per la campagna elettorale d’autunno. E’ tempo per il PD, dopo le vicende di Umbria, Basilicata e ora Calabria, di guardarsi intorno, fuori dal perimetro delle appartenenze feudatarie che hanno avuto fino ad oggi il controllo del partito. Comunque vada a finire il terremoto sul piano giudiziario, sul piano politico la ghigliottina ha già fatto il suo lavoro.