LA LEGGE ELETTORALE E LA PALUDE DEI PEONES….

LA LEGGE ELETTORALE E LA PALUDE DEI PEONES….

A dire l’ultima parola sarà il voto finale a scrutinio segreto ma la decisione del governo e del PD di mettere la fiducia per azzerare gli emendamenti ha messo in evidenza a cosa è ridotto il parlamento, camera dei deputati in particolare. Apparentemente la polemica che si trascina da tempo è fra voto maggioritario e voto proporzionale ma, in effetti, in discussione è il diritto del cittadino elettore di decidere con la propria scelta la rappresentanza politica. La scommessa della democrazia è fondata sul principio “una testa un voto”, senza distinzione di ceto sociale,religione,condizione economica, formazione culturale. E’ quanto mai evidente che un principio del genere espone l’orditura democratica di un paese a distorsioni e manipolazioni ma ,come affermava Winston Churcill, non è stato ancora inventato un sistema migliore. Le distorsioni e i vulnus si verificano soprattutto dal basso, nelle competizioni elettorali, con l’esercizio della preferenza. Posto che il voto dello scienziato (ammesso che vada a votare) vale quanto quello dell’ultimo degli emarginati, va da sé che il voto dello scienziato è meno condizionabile del voto di chi vive nel bisogno e in una incolpevole ignoranza.Nel territorio sterminato delle fasce socialmente deboli della società si aprono le praterie del voto di scambio e delle infiltrazioni criminali collettori collaudati del voto carpito o estorto. Detto questo, si pone il problema di come rendere il voto trasparente, pulito e consapevole.Da qui la mutazione elettorale di trasferire progressivamente ai partiti la responsabilità delle candidature i quali ,pur se ugualmente responsabili delle candidature con l’esercizio della preferenza, con le candidature “blindate”, che producono “nominati” e non “eletti”, assumono in toto la responsabilità della “qualità” della rappresentanza politica. Si dirà che i partiti nella scelta delle candidature non guardano alla qualità ma alla fedeltà e questa è certamente una distorsione che implica nei “nominati” subalternità e mancanza di autonomia.Se si considera il gran numero dei parlamentari che in questa legislatura hanno cambiato casacca, trasmigrando da una formazione politica all’altra, si comprende che la “fedeltà” rappresenta un elemento non secondario della compattezza e della forza contrattuale di un partito.Con la nuova legge elettorale, che le camere sono chiamate ad approvare, le simulazioni elaborate per aree geografiche porterebbero a concludere che due su tre dei parlamentari uscenti non avrebbero la certezza di essere rieletti.Tutt’altro.Ecco perché la palude dei peones è in grande fermento e scalpita per il ricorso al voto di fiducia. Motivazioni  incardinate alla quota dell’uninominale ha il M5S che fa finta di poter conquistare la guida del governo.Purtroppo per loro nei collegi nominali non si può votare con un un clic controllato dalla Casaleggio Associati ma necessitano candidati in carne e ossa cui affidare responsabilità di governo.Non è dato sapere come andrà a finire,vista l’incognita del voto finale a scrutinio segreto.Se i franchi tiratori dovessero avere la meglio non sapremo nulla di loro se non quanto “non” è riuscito a sapere Romano Prodi quando 101 parlamentari, che sulla carta avrebbero dovuto votare per lui, gli hanno sbarrato la via del Quirinale. Dopo di che è questione di opinioni: “franchi tiratori” o “ franchi traditori”?Ma la palude questo offre.