Cosa sappiamo degli attacchi informatici ad alcuni supermercati italiani [fonte il post.it]

(fonte ilpost.it)

In tre regioni la temperatura dei frigoriferi e dei congelatori è stata alzata per guastare i prodotti al loro interno

Lunedì i sistemi di refrigerazione di decine di supermercati e aziende della Sicilia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana hanno smesso di funzionare correttamente a causa di attacchi informatici. Attaccando i software con cui vengono gestiti a distanza i frigoriferi e i congelatori, che si connettono a internet, la temperatura è stata alzata in modo da guastare i prodotti al loro interno.

Gli attacchi di lunedì non hanno riguardato solo i supermercati italiani, ma anche quelli di Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi, Estonia, Finlandia e Svezia. E sono simili ad altri avvenuti in Francia a metà ottobre. Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen lo ha definito un «tentativo deliberato di interrompere la nostra catena di approvvigionamento alimentare e di minare la fiducia dei consumatori». La polizia postale italiana e l’Agenzia di cybersicurezza nazionale (ACN) stanno cercando di capire da dove siano partiti gli attacchi e se gli episodi in Italia e quelli all’estero possano essere collegati.

Per quanto riguarda l’Italia, sono stati colpiti oltre 20 supermercati tra Palermo, Catania, Ragusa e Trapani. Giuseppe Spadaro, direttore generale del Gruppo Radenza, che gestisce i supermercati Coop in Sicilia, ha detto all’agenzia Ansa che sono stati coinvolti almeno tre punti vendita Coop a Catania e uno a Palermo, dove è stato avviato lo sbrinamento dei congelatori.

Ha aggiunto che l’attacco, avvenuto alle 4 del mattino di lunedì, li ha obbligati a buttare molti chili di prodotti surgelati, con danni stimati per diverse migliaia di euro. Spadaro ha detto al Corriere della Sera che l’azienda è riuscita a individuare i sistemi colpiti e a disattivarli: «Gli hacker hanno trovato alcuni nostri dispositivi vulnerabili», ha detto, «stiamo ancora cercando di capire perché non fossero sicuri, forse per un difetto di cui non eravamo a conoscenza».

Sono stati coinvolti anche alcuni supermercati della catena Decò a Palermo e Trapani. Il presidente del gruppo, Giovanni Arena, ha detto a Repubblica che le segnalazioni hanno riguardato tre punti vendita dati in gestione a terzi. Ha anche detto all’Ansa che gli attacchi sono avvenuti «attraverso i call center, che si occupano del sistema di telegestione e monitoraggio degli impianti di refrigerazione» e che «il comune denominatore è stato l’accesso diretto tramite gli IP dei frigoriferi». Gli indirizzi IP sono etichette numeriche univoche assegnate a ogni dispositivo connesso a Internet, che servono per identificarlo e permettergli di comunicare con gli altri. Con «call center», invece, Arena si riferisce probabilmente alle sale operative delle ditte che installano o mantengono gli impianti frigoriferi dei supermercati.

In Toscana una società nel settore delle mense ha segnalato all’ACN di aver subìto un attacco informatico. L’agenzia ne ha poi individuato un altro ai danni di una ditta dell’Emilia-Romagna che produce surgelati.

Martedì mattina sulla questione c’è stata una riunione a Palazzo Chigi, la sede del governo, con il direttore dell’ACN, quelli delle agenzie di intelligence ed esponenti del governo. Più tardi è in programma un’altra riunione tecnica tra l’ACN e i dirigenti delle aziende della grande distribuzione e del resto della filiera. Nel pomeriggio il COPASIR (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), cioè un organo del parlamento che controlla l’operato dei servizi segreti, si confronterà con Bruno Valensise, direttore dell’AISI, la parte dei servizi segreti che si occupa della sicurezza interna. Mercoledì invece sarà sentito Andrea Quacivi, direttore dell’ACN.

Il sospetto è che si tratti di un nuovo tipo di “attacchi ibridi”, cioè azioni di guerra non proprio esplicite: generalmente vengono attribuite alla Russia, anche se in questo caso non c’è ancora certezza.

In Francia, a ottobre, i criminali informatici erano riusciti a cambiare le temperature attaccando un software sviluppato dalla società danese Danfoss, e usato da molti marchi della grande distribuzione francese per gestire i sistemi di refrigerazione dei loro punti vendita a distanza, tramite connessione internet. Erano riusciti a farlo sfruttando la vulnerabilità di alcune versioni non aggiornate del sistema. 

Le principali catene della grande distribuzione in Italia hanno detto di non utilizzare software di Danfoss, anche se potrebbero servirsi di tecnologie simili e con le stesse debolezze. La sicurezza non dipende solo dalla rete informatica del punto vendita o dell’azienda che lo gestisce, ma anche dalle imprese che producono e installano i sistemi di refrigerazione, da quelle che forniscono i software per controllarli e da quelle che fanno la manutenzione.

Dopo la riunione di martedì mattina il governo ha detto in un comunicato che in Italia sono state attaccate attività commerciali «per lo più munite ancora di sistemi di sicurezza obsoleti, con interfacce esposte direttamente su Internet e carenze nei meccanismi di autenticazione». Secondo il governo la gran parte delle attività in Italia «risulta invece dotata di sistemi di protezioni aggiornati, in grado di respingere intrusioni malevole».