
(di Sara Dellabella – fonte agi.it)
Si cerca un accordo sul pacchetto entro oggi, quando scatterà la revisione dell’Oil price cup sul greggio russo. Dal merluzzo al Gnl, cosa ostacola l’intesa
Dal merluzzo dell’Alaska all’importazione di GNL dalla Russia, i veti dei 27 Stati membri stanno bloccando l’adozione del 21esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Gli ambasciatori dell’Ue sono al lavoro da giorni per limare il testo e arrivare a un accordo prima della scadenza di domani, 15 luglio, quando cambieranno le regole sul oil price cap sul petrolio russo. Senza un’intesa, scatterà la revisione automatica del tetto, che salirebbe da 44 a circa 58 dollari al barile, garantendo maggiori entrate alla Russia. L’obiettivo dei 27 è scongiurare questo scenario, motivo per cui i diplomatici torneranno a riunirsi anche domani nella speranza di una fumata bianca.
Finora i veti hanno riguardato capitoli diversi del pacchetto, che nelle intenzioni doveva essere il più corposo e ora rischia di arrivare sgonfiato all’obiettivo. La Bulgaria si è opposta all’inserimento del Patriarca ortodosso russo Kirill nella lista nera dei soggetti sanzionati, mentre la Germania — secondo fonti diplomatiche — ha espresso contrarietà al divieto di importazione del merluzzo d’Alaska, un prodotto ampiamente utilizzato nei pasti per bambini e proveniente dalla Russia. A confermarlo anche l’Alto Rappresentante Kaja Kallas che, in conferenza stampa, ha osservato: “Prima di assumere questo incarico non sapevo che i pesci fossero così geopolitici. I pesci sono davvero qualcosa che ostacola tutti i processi geopolitici importanti”.
Una corsa contro il tempo
Con il conto alla rovescia ormai agli sgoccioli, la partita sulle sanzioni si gioca tutta nelle prossime ore: senza un compromesso sul GNL e sugli altri nodi ancora aperti, il 21esimo pacchetto rischia di naufragare proprio alla vigilia della revisione del price cap, lasciando a Mosca un vantaggio che l’Ue vuole evitare a ogni costo.