
(di Francesco Cundari – fonte linkiesta.it)
Per Fukuyama il problema è che l’America è guidata da un bambino di dieci anni che ha scoperto un lanciafiamme in casa dei genitori e ora si diverte a bruciare cose, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette
La crisi della strategia americana in Iran sembra dimostrare anzitutto una regola della politica internazionale di cui Donald Trump, evidentemente, non sospettava l’esistenza. E cioè che insultare, minacciare, ricattare e muovere una guerra commerciale contro il resto del mondo, a cominciare dai propri alleati più stretti, non susciterà in loro un ardente desiderio di correre in tuo soccorso non appena ti troverai nei guai, tanto meno se quei guai consistono in una guerra che hai scatenato tu, senza motivo e senza nemmeno degnarti di informarli prima. La gravità e al tempo stesso l’assurdità della situazione è ben riassunta da Gideon Rachman sul Financial Times: «Il conflitto con l’Iran, iniziato con obiettivi militari vaghi, ha ora uno scopo chiaro e prioritario: riaprire lo Stretto di Hormuz. Ironicamente, e fastidiosamente, l’unica ragione per cui lo stretto è chiuso è anzitutto che Stati Uniti e Israele sono entrati in guerra». Rachman sottolinea che adesso l’Iran sa e ha dimostrato di avere la possibilità di strangolare l’economia mondiale, e verosimilmente userà questo potere anche in futuro, indipendentemente dall’esito della guerra. Anzi, per colmo del paradosso, se il regime sopravviverà alla guerra, potrebbe emergerne proprio per questo motivo addirittura più forte di prima.