La grande paura – Meloni, e il referendum sulla separazione della sua carriera da quella di premier [fonte linkiesta.it]

(di Mario Lavia – fonte linkiesta.it)

La leader della destra è scesa in campo per il Sì con un video di tredici minuti e il panorama di Roma alle spalle: ha preso atto che al Paese reale il quesito non interessa e punta tutto sul proprio appeal, ma facendo così accetta di personalizzare il voto e di pagarlo caro

Ha personalizzato il referendum. Pur con tutte le cautele del caso, Giorgia Meloni è uscita dal gruppo per andare a girare un video di tredici minuti con panorama di Roma alle spalle. «Votate Sì».

Hanno già politicizzato il referendum e fatto scattare il riflesso anti-Meloni pur sapendo che anche se vince il No il governo non si dimetterà. Lei a scanso di equivoci ha sentito il bisogno di ribadirlo: mi giudicherete tra un anno, alle politiche. Corretto. Ma la questione è diventata un’altra: è sul “come” ci arriverà, il governo, a quell’appuntamento, e da questo punto di vista la premier sa bene che il No non fermerà la sua macchina e però può ammaccarla. Se invece vince il Sì vince lei. Altrimenti non sarebbe scesa in campo. Ieri dunque la campagna ha preso una direzione più precisa, si è ulteriormente politicizzata. Per scelta sua. Non siamo al tragico errore di Matteo Renzi ma è inutile negarlo: dopo quei tredici minuti con le cupole di Roma sullo sfondo, il voto del 22 e 23 marzo non riguarda più soltanto le carriere dei magistrati. Riguarda anche quella di Giorgia Meloni.