RASSEGNA STAMPA – È GIANNI LETTA CHE RENDE INQUIETA LA MELONI…

(nella foto Gianni Letta)

 

Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per Il Foglio

Meloni dice “do io le carte”, ma Gianni Letta le disegna. E’ il partigiano Gianni. L’unico rivale che la premier non riesce ancora a battere è lo zio, di Enrico, 88 anni, l’uomo che ha fatto la fortuna di Berlusconi e che come Berlusconi, l’ultimo, quello del foglio al Senato, ritiene la premier “arrogante”. […] Con la tattica, ha piegato Meloni sulle nomine Enel, suggerito Giuliano Amato, che si è dimesso, alla presidenza della Commissione algoritmi. Ha un piede nel cda Rai, sodali in FdI. Con Draghi beve il Campari. Con Goffredo Bettini si telefona ogni giorno. Stravede per Renzi. Ha preso per il naso Sangiuliano e Mollicone che credono De Fusco, il nuovo direttore del Teatro di Roma, amico loro. Quando Meloni ha saputo di De Fusco, che pure ha pubblicamente difeso, raccontano che abbia reagito in questa maniera: “Complimenti, avete scelto l’uomo di Gianni Letta, ora mandate Amato alla Scala”. Se c’è qualcuno che Meloni […] teme […] E’ lo zio Letta […] I locandieri di Meloni, Sangiuliano e Mollicone, neppure sapevano che l’aiuto regista di De Fusco, il direttore che hanno nominato a Roma, è stata Marina, figlia di Letta. […] Gianni Letta, ha raccontato un lettiano, “risponderebbe con lo stesso garbo pure al mostro di Düsseldorf chiedendo: ‘ cavro , cosa posso favre per lei’. Dio può abbandonare suo figlio in croce, ma Letta ha sempre un fazzoletto in tasca”. Esistono tre gradi nel lettismo: segnalazione semplice, segnalazione rafforzata, incontro risolutore. Al momento lo zio è presidente dell’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico. Se si scorre poi la voce “cariche attuali” questo è l’elenco: presidente Isle, presidente Associazione Civita, vicepresidente dell’Accademia Santa Cecilia, vicepresidente società Dante Alighieri, presidente della Fondazione per la pontificia università Lateranense, consigliere Fondazione Gemelli, cons. dell’Istituto Toniolo, cons. università Campus biomedico, cons. fondazione Gianni Agnelli, cons. fondazione Cassa di risparmio di Roma, cons. Spencer & Stuart, cons. Italiadecide, presidente Italiacamp, cons. accademia delle Belle arti, presidente premi olimpici del teatro, presidente ass. amici dell’Eliseo, membro cda Fondazione Sordi, presidente Fondazione Zeffirelli, pres. Fondazione Flavio Vespasiano. L’elenco potrebbe essere parziale. Basta moltiplicare le cariche, aggiungere i quindici minuti che Letta concede, e si capisce chi è l’uomo più informato d’Italia. Ogni volta che Meloni si scaglia contro le lobby, che avrebbero tentato di ostacolarla (quelle simpatiche, d’area, avevano accesso nel retropalco di Atreju) lo fa per esorcizzare il ballo delle nomine, la danza preferita da Letta, uno che ha sempre ritenuto Renzi l’erede, politico, di Berlusconi. Lo fa per avvisare in particolare alcuni suoi ministri. Lo fa per buttare zolfo su Luigi Bisignani che secondo FdI resta “una cosa sola con Letta, una ditta”. Pochi mesi fa, e c’erano le locandine prestampate, la premier ha ordinato a Piantedosi e Crosetto di non partecipare alla presentazione del suo nuovo libro. Hanno ovviamente obbedito. Chi parla con i deputati di FdI si sente ogni volta dire: “Che c’è una grande cospirazione romana il cui vertice è Dagospia”. Temono Dagospia più del Financial Times, una bestia che sognano affamare, cosi come il partigiano Gianni, da cui è “meglio stare lontani”. Ai suoi parlamentari, Meloni […] ricorda di “evitare Gianni Letta e Denis Verdini”. […] Meloni nutre rancore da quando, a Roma, il partigiano Letta gli preferì candidato sindaco Guido Bertolaso, che di Meloni disse: “E’ meglio che faccia la mamma”. L’unica vera volta che è saltata sulla sedia è stata non appena ha letto la frase di Letta che bocciava il premierato. Dice che sarà, quella contro Letta, la sua “battaglia finale”; come se fosse possibile demolire Roma […]