RASSEGNA STAMPA – I dubbi sulla intelligence israeliana…

(nella foto Paolo Mieli)

 

PAOLO MIELI, SAGGISTA, STORICO, EDITORIALISTA DEL CORSERA, OSPITE QUASI FISSO DI TUTTI I TALK SHOW TELEVISIVI, NON FA MAI AFFERMAZIONI AVVENTATE. COME STORICO GODE DI ALTA CONSIDERAZIONE MA IERI SERA, A 8 E MEZZO, NEL SALOTTO DELLA GRUBER, HA DATO UNA INTERPRETAZIONE DELLE DIFESE ISRAELIANE AGEVOLMENTE VIOLATE DA HAMAS CHE DEVE FARE RIFLETTERE. GLI APPARATI DI INTELLIGENCE INSOMMA AVREBBERO INCROCIATO LE BRACCIA PER LASCIARE CHE NETANYAHU SE LA SBRIGASSE DA SOLO VISTO IL CONTRASTO CON GLI APPARATI MILITARI. IPOTESI SINGOLARE MA VIENE DIFFICILE PENSARE A LOGICHE DI AUTOPUNIZIONE CHE, SE FONDATE, SONO ANDATE MOLTO AL DI LÀ DEL PREVISTO COL MASSACRO MESSO IN ATTO DA HAMAS.

Estratto dell’articolo di www.liberoquotidiano.it

L’ombra di un drammatico “complotto interno” contro Benjamin Netanyahu dietro il drammatico fallimento dei sistemi di sicurezza in Israele. Secondo Paolo Mieli, ex direttore e oggi opinionista di punta del Corriere della Sera ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7 c’è qualcosa che non torna nella impreparazione delle forze armate che hanno permesso centinaia di miliziani di Hamas di agire indisturbati per ore […] La Gruber parla della “spaccatura nella società aperta israeliana sulle riforme del governo”, che in qualche modo avrebbero spostato l’attenzione e le priorità del premier negli ultimi mesi. Ma per Mieli il problema è ancora più profondo e, se possibile, inquietante. “In Italia abbiamo avuto polemiche contro Berlusconi, Salvini, adesso la Meloni. Ma mai l’esercito si è ammutinato, la Polizia o i piloti hanno detto ‘noi non voliamo più'”. In Israele, è il sospetto di Mieli, “è successa una cosa abbastanza inedita e questa qua potrebbe essere accaduta anche nei servizi segreti. Persone che hanno lavorato di meno, che si sono impigrite, che hanno detto ‘andate a quel paese finché c’è al governo Netanyahu'”. “E’ una ipotesi” e proprio per questa scissione aumenta la probabilità di una “guerra lunga” contro Hamas. Solo così, suggerisce Mieli, partendo da questa rivolta silenziosa che voleva essere solo politica, si può spiegare l’inedita falla in una macchina fino a sabato considerata perfetta, anche perché costantemente sotto stress-test.