RASSEGNA STAMPA – Il generale è già una star e gioca con la politica…

(nella foto Roberto Vannacci)

 

COMUNQUE VADA A FINIRE QUESTA STORIA DEL GENERALE VANNACCI, CHE HA , SFONDATO CON LA VENDITA DEL SUO LIBRO E CHE SI LASCIA CORTEGGIARE DAI PARTITI, AVRÀ CREATO NON POCHI PROBLEMI NEGLI EQUILIBRI POLITICI DEL CENTRODESTRA. È GIÀ DIVENTATO UNA STAR, GIRA PER L’ITALIA A PRESENTARE IL SUO LIBRO E CONCEDERE SELFIE AI SUOI AMMIRATORI. IL GENERALE CHE RIVENDICA IL DIRITTO DI ODIARE I GAY E DI NEGARE “L’ ITALIANITÀ” A CHI È NATO IN ITALIA MA HA LA COLPA DI NON ESSERE DI “RAZZA BIANCA” CONTINUA NELLA SUA ASCESA DI POPOLARITÀ E CI SI INTERROGA DOVE VUOLE ANDARE A PARARE. LUI ASSERISCE DI VOLER RIMANERE UN “SOLDATO” MA NON DISDEGNA LE CANDIDATURE CHE GLI VENGONO OFFERTE, A COMINCIARE DALLA LEGA DI SALVINI. PER CERTO LA SORTITA POLITICA DEL GENERALE VANNACCI NASCE A DESTRA DELLA MELONI E DI FDI. E QUESTO È IL PUNTO MA NON BISOGNA CONFONDERE IL SUCCESSO DEL LIBRO CON I NUMERI CHE USCIRANNO DALLE URNE, ANCHE SE IN POLITICA NULLA SI PUÒ ESCLUDERE.

1 – LA NORMA E L’ODIO: IL CASO “SQUISITAMENTE POLITICO” DEL GENERALE VANNACCI

Estratto dell’articolo di Alfonso Berardinelli per “Il Foglio”

Fino a quando un generale dell’esercito del mio Paese dirà di avere il diritto di odiare coloro che definisce “non normali”, io innocentemente potrò dire di odiare lui. Non perché ne senta il diritto, ma perché ne sento il dovere. Brutta storia, questa. E il nostro caro presidente Sergio Mattarella lo ha detto subito: che cos’è una società nella quale si può rivendicare il diritto all’odio? Che società, che stato possono essere quelli in cui un generale dell’esercito pubblica un libro per rivendicare il proprio diritto di odiare tutti coloro che non ritiene normali? Ma allora del diritto di ogni singolo soldato di esprimere il suo odio per il generale e tutti i suoi superiori che cosa ne facciamo? E con il cristianesimo, come la mettiamo? Al comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” il generale sostituisce “odia il prossimo tuo” ogni volta che ne senti il diritto?    […] Ha rovesciato il diritto di critica nel diritto di odio. Il ministro della Difesa Crosetto ha detto subito l’altra cosa essenziale: il generale Vannacci non ha il senso dello stato, al cui servizio ha il dovere di dedicarsi. Quale stato può ammettere come legittimo l’odio fra i cittadini?    […] Ma la questione non è logica o morale, è (come si diceva una volta a sinistra) “squisitamente politica”. Il nostro generale ha solo fatto il furbo con l’intento di sollevare un polverone per incoraggiare l’istinto all’odio del “diverso” che cova non solo nella peggiore destra ma anche (spero di no!) nella aggressività e nel sadismo che sono in crescita nella società e nei social. Ma ci si può anche chiedere: perché per esempio il generale non ha detto di odiare i mafiosi, i camorristi, la ’ndrangheta e ogni individuo impegnato nel crimine organizzato? E poi: odia come generico individuo o odia come generale? Probabilmente odia anche gli islamici, perché in Italia non sono “normali”. Ma perché li odierebbe, se non perché in Italia è normale, invece, essere cristiani, cosa che lui evidentemente non è?    […] Sì, la questione è invece “squisitamente politica”. Il governo di Giorgia Meloni ha dei nemici, alla sua destra. Dopo essere stata eletta, dovendo sensatamente governare in un’Italia che fa parte dell’Unione europea e della Nato, si è lasciata di fatto alla sua destra qualche eredità del passato. E una parte della destra elettorale che l’ha portata al governo ora si risente, non si trattiene e sbotta usando come megafono un generale tanto furbo quanto sprovveduto, che togliendosi l’implicita e doverosa maschera liberaldemocratica, mostra i denti. Questo è anche utile, perché ci fa sapere che quella destra che Giorgia Meloni politicamente si è lasciata a destra, ora cova, tra l’altro, negli alti gradi dell’esercito. Duole dirlo, ma è utile ricordare che nella vita militare per la liberaldemocrazia non c’è molto posto. Le gerarchie militari, lo stile di vita militare (lo sanno anche i bambini) non trovano normale la sensibilità liberaldemocratica, perché altrimenti la loro macchina organizzativa non potrebbe funzionare.    […] Ma facciamo un passo più in là. Che cosa sono, che cosa sono stati i totalitarismi e le dittature se non la militarizzazione di tutta la società? Cioè la formale e sostanziale applicazione dello stato di guerra in tempo di pace? E’ la ragione per cui l’estensione del diritto all’uso privato delle armi da fuoco introduce uno spirito di guerra nella vita sociale. Proprio così. E se è vero che il mestiere di militari è quello di saper passare a vie di fatto, traducendo prontamente il pensiero in azione, ecco che i pensieri di “odio giustificato” diventano l’anticamera della violenza. Se il generale Vannacci afferma furbescamente di essere lui stesso un essere umano “non normale” come pensa che siano gli omosessuali, i protestanti, i socialisti, gli ebrei, gli africani, gli intellettuali, allora si prepari a essere odiato da tutti coloro che sono oggetto del suo odio. Anche lui, in quanto militare e generale, fa parte di una poco normale minoranza. Evviva! E tanti auguri a tutti! In effetti io, quando ho davanti a me un generale, per qualche ragione non mi sento al sicuro.

2 – VANNACCI KUNDERA. SBARCA A ROMA E ATTACCA I GRAFFITARI. E’ GIÀ IN CRISI DI CREATIVITÀ

Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “Il Foglio”

[…] A Roma, al Centro Congressi Cavour,  sudava come Palla di Lardo, il soldato di Stanley  Kubrick. Si portava la pezzuola alla tempia, “scusate, il caldo”,  quando i giornalisti chiedevano: “Generale, ma si candida con la Lega?”. E lui: “Resto un soldato. Non parlo del mio incontro con Crosetto. Mi hanno bruciato in piazza. Bruciato”. Ha la crisi dello scrittore. Non smetteva: “Devo tutto a Repubblica e Aldo Cazzullo”. Saviano prima e ora Vannacci. Due scrittori consumati. Maledetti! Davvero lo hanno bruciato. Chi credeva di aver trovato, e giustamente denunciato, una specie di generale omofobo, squinternato, ha in realtà mandato in combustione un militare che si era spurgato con la penna: “Ho cominciato a scrivere a gennaio ed era un libro destinato a pochi amici. Erano quattro ciance”.    […] Annuncia: “Ho già firmato con un editore tedesco. Ma il testo sarà tradotto in altre quattro lingue”. Non riesce a essere più efficace e se ne accorge pure lui. Generale, cosa ne pensa del mondo Lgbt? Vannacci: “Oggi il problema sono i graffitari”. Generale, gli  sbarchi? “Nel libro non ho parlato di sbarchi”. Non è lui al contrario, ma le parrucche che sono venute ad ascoltarlo. C’è il consigliere comunale di FdI che gli stringe la mano e chiede la foto per il nipotino: “Generale, un onore conoscerla”. E’ venuta a sentirlo pure Maria Laura Rodotà, che è stata la Fausto Coppi del Corriere, la firma politica: eleganza e pedali. Insieme ci guardiamo e ci chiediamo: “Ma tu, il libro, lo hai letto?”. […]    […] Francesco Borgonovo, il vicedirettore della Verità, che doveva fare da moderatore del dibattito, si collega da una sorta di chalet. Forse è a Berna insieme a Marcello Foa, Peter Gomez e Giorgio Gandola. Il generale, sempre sudato,  con la camicia a righe, a chiunque lo ferma, e che vuole sapere quanti denaracci ha accumulato, dà sempre la stessa risposta: “Disconosco il numero delle copie rivelato, ma ringrazio  Pucciarelli e Cazzullo”. Si era parlato di 800 mila copie. Pucciarelli e Cazzullo sono ormai i suoi fantasmi, i giornalisti che lo hanno scoperto, i suoi agenti letterari. Prova a esorcizzare il successo: “Visto il polverone, forse non scriverei più”. Fa capire che finirà nascosto come  Kundera, magari a Parigi, ma per fortuna, prima che ciò accada, Francesco Giubilei, ex consulente del ministro Gennaro Sangiuliano, maieuticamente, lo intervista.    […] La moderatrice rimasta in sala (Borgonovo, come detto, è a Berna) Claudia Svampa, prende appunti. Giubilei: “Generale, non crede che ci sia uno scollamento tra il paese reale e la narrazione che fanno certi giornali?”. Vannacci-Kundera: “E’ possibile. Il pianeta Lgbt ha una strategia per i prossimi trent’anni. Ma la maggioranza silenziosa non vuole essere più prevaricata”. Altra domanda. Generale, ma la stampa italiana è stata talebana? “Non mi mettete in bocca parole che non voglio dire”. Generale, ma quanto ha venduto? “Non lo dico”. Uno spettatore: “Vuoi vedere che è tutto falso come la ricevitoria del film La Stangata?”. Il generale, che ha fuso un telefono per rispondere ai lettori (lettori che sarebbero 1.700, lo dice lui, “ho ricevuto 1.700 mail”) spiega che ormai lo imita Crozza e che dunque “ho sfondato. E’ chiaro”. […]