RASSEGNA STAMPA

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I PAESI DELLA NATO CHE SI SONO RIUNITI A RAMSTEIN, IN GERMANIA, HANNO CONFERMATO IL PIENO SOSTEGNO ALL’UCRAINA CHE CHIEDE AIUTI FINANZIARI E CARRI E ARMATI PER CONTRASTARE LE AGGRESSIONI DELLE MILIZIE RUSSE. IMPORTANTE SAREBBE POTER DISPORRE DEI CARRI ARMATI “LEOPARD” DI PRODUZIONE TEDESCA MA IL GOVERNO TEDESCO NON HA ANCORA DECISO NÉ HA DATO AD ALTRI PAESI VIA LIBERA PER LA FORNITURA FACENDO VALERE UNA SORTA DI DIRITTO DI VETO. IL CANCELLIERE SCHOLZ TEME L’ESTENDERSI DEL CONFLITTO E DEVE TENERE CONTO CHE I TEDESCHI SONO IN MAGGIORANZA CONTRARI A UNA MAGGIORE ESPOSIZIONE DELLA GERMANIA. POTREBBE PERÒ VERIFICARSI CHE ALTRI PAESI PRODUTTORI DEL “LEOPARD” NON TENGANO CONTO DEL CONSENSO CHE DOVREBBE DARE LA GERMANIA.

1. LO STRAPPO SUI LEOPARD MA PER LA DIFESA DI KIEV IN ARRIVO ARMI A PIOGGIA

Estratto dell’articolo di Matteo Basile per “il Giornale”

Forse poteva andare meglio, ma sicuramente poteva andare peggio. La riunione tra gli oltre 40 Paesi della Nato, dell’Unione Europea ed extra-europei, organizzata a Ramstein, in Germania, per discutere del conflitto in atto si è concluso con un’unità d’intenti pressoché totale. Al di là di qualche «se» e qualche altro «ma», si rafforza il fronte comune dell’Occidente nel continuare a opporsi all’aggressione militare russa in corso ormai da quasi un anno. Con l’ottimismo che questa compattezza possa portare a una svolta se non rapida comunque decisiva. […] Al punto che anche il nodo principale del vertice, quello relativo all’invio della Germania dei carri armati Leopard, richiesti in tutti i modi da Kiev e potenzialmente fondamentali per il conflitto, in qualche modo si è risolto. Anche se non tramite la strada più semplice. Berlino continua a nicchiare sull’invio dei moderni carri armati. «Non c’è una opinione unitaria su questa questione. La sensazione che ci sia una coalizione compatta determinata e la Germania sia un ostacolo è sbagliata», ha detto il neo ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. Ma che la Germania sia in qualche modo accerchiata sembra più che una sensazione. Premessa d’obbligo: i Leopard sono in possesso di circa 20 nazioni, tra cui Canada, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Austria, Polonia, Spagna, Svezia, Repubblica Ceca, Portogallo e Turchia. Perché non possono fornirli loro a Kiev, indipendentemente dalla Germania? Perché esiste una clausola secondo cui i tedeschi, che li hanno prodotti e poi ceduti, devono dare l’ok a un eventuale trasferimento dei mezzi. E ieri, a margine dell’incontro, alcuni Paesi in possesso dei carri si sono riuniti per cercare di forzare la mano. […] Possibile, se non probabile, che i tanto agognati Leopard vengano forniti al più presto da altri Paesi che non sono la Germania con il via libero tedesco. […]

2. I TIMORI DI SCHOLZ: L’INVIO DEL «GIOIELLO» POTREBBE ALLARGARE IL CONFLITTO

Estratto dell’articolo di Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”

Sulla fornitura all’Ucraina dei Leopard 2, le Rolls Royce dei carri armati, la Germania non vuol decidere sotto pressione. È il messaggio ultimo che viene dal vertice di Ramstein, dove il nuovo ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha annunciato una verifica interna ed esterna di tutti i pro e i contro di una eventuale decisione. La verità è che il governo federale si è un po’ incartato sul tema dei Leopard, vero gioiello della tecnologia militare tedesca, sistema offensivo per definizione e soprattutto presente in grandi quantità in Europa, dove figura negli arsenali di ben 12 Paesi oltre la Germania. Fino a giovedì infatti la narrazione ufficiale, come nei mesi precedenti, era che Berlino non volesse agire da sola: troppo pesante la zavorra della sua Storia per poter fare la prima della classe, tanto più in un conflitto nel quale è coinvolta la Russia. Così, nelle forniture militari a Kiev, Scholz ha sempre chiesto una copertura politica, cioè una decisione preventiva o contemporanea di altri alleati a fornire lo stesso tipo di armi, fossero i sistemi di difesa antiaerea, i carri leggeri Marder o, da ultimo, i missili Patriot.  […] Dove sta allora la ragione profonda della cautela tedesca? Probabilmente nel fatto che i Leopard segnerebbero un salto di qualità nell’aiuto a Kiev, aumentandone la capacità offensiva e quindi rischiando una forte reazione russa e un ampliamento del conflitto. Si può essere d’accordo o no con l’argomento. Ma è legittimo e avrebbe fatto meglio il cancelliere a dirlo esplicitamente. Detto questo, l’impressione è che anche questa volta, Berlino finirà per fare la cosa giusta.

3. CARRI ARMATI A KIEV L’AMERICA SPINGE MA GLI ALLEATI FRENANO

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

[…] La  resistenza della Germania a concedere i suoi Leopard 2 potrebbe risultare fatale, se davvero la Russia sta preparando una grande offensiva di terra su tre fronti per la primavera, lanciata invece con i suoi carri armati.  […] Il nuovo responsabile della Difesa Pistorius ha detto che non c’è ancora l’accordo, e ha negato che sia solo il suo paese a mettersi di mezzo, anche se molti sospettano che le ragioni elettorali interne rappresentino il vero ostacolo per Berlino, mascherato dalla richiesta che anche gli Usa concedano i loro M1 Abrams.[…] A giudicare dalla reazione di Mosca, gli aiuti mobilitati sono importanti: «Consideriamo tutto questo ha detto la portavoce Maria Zakharova – come un’istigazione aperta e provocatoria da parte dell’Occidente e un aumento della posta in gioco nel conflitto, che porterà inevitabilmente a maggiori vittime e a una pericolosa escalation». Però è anche vero che potrebbero non bastare, se il Cremlino attaccasse da Bielorussia, Donbass e Crimea, con i carri armati e le migliaia di reclute appena arruolate. […]  Un altro problema sarà la durata del sostegno. Il direttore della Cia Burns è appena andato da Zelensky per rassicurarlo, ma ha dovuto ammettere che quando finiranno i 45 miliardi di dollari stanziati dal Congresso alla fine del 2022, convincere la Camera a maggioranza repubblicana a darne altri non sarà facile. […]