RASSEGNA STAMPA

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NON È ANDATA SECONDO LE PREVISIONI LA NOMINA DEI 10 MEMBRI LAICI DEL CSM, L’ ORGANISMO DI AUTOGOVERNO DELLA MAGISTRATURA. A FARNE LE SPESE IL CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA, GIUSEPPE VALENTINO, RISULTATO COINVOLTO IN UNA INCHIESTA DI MAFIA IN CALABRIA. HA CERCATO DI DIFENDERLO IL PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA MA LA MELONI HA FATTO RITIRARE LA CANDIDATURA. NON È ANDATA MEGLIO AL NOMINATIVO PROPOSTO IN SOSTITUZIONE DI VALENTINO DA FDI, CHE DOVRÀ ATTENDERE DOMANI, ULTIMO DEI 10 DI CUI 9 GIÀ NOMINATI.

Estratto dell’articolo di Simone Canettieri per “il Foglio”

[…] Transatlantico gremito di deputati e senatori per l’elezione dei membri laici del Csm. […] tutto sembra volgere alla normalità. Quando scatta l’allarme. Esce fuori dall’Aula Ignazio La Russa: “Qui facciamo la figura dei peracottari!!!”. Il tutto, mentre Giorgia Meloni è al Quirinale per il Consiglio supremo di Difesa. Il presidente del Senato, in modalità non proprio super partes, ha gli occhi sgranati. “Dov’è Lollo?!”. La notizia è che Giuseppe Valentino, l’uomo su cui Giorgia Meloni punta per la vicepresidenza del Csm, riempie i siti e le bocche dei grillini. E’ indagato in un fascicolo connesso a un processo contro la ’ndrangheta. La Russa vorrebbe tenere duro: “E’ una persona specchiatissima, non dobbiamo cedere a questo giustizialismo!”, dice a chi gli chiede cosa stia accadendo. Lollobrigida, verbo della premier fatto persona, sta cercando intanto il presidente del Senato. E’ rosso in viso. Non si toglie dall’orecchio il cellulare. E’ al telefono con Palazzo Chigi da dove arriva l’ordine di scuderia: cambiare cavallo, puntare di corsa su Felice Giuffrè. Stop. La Russa però insiste: “Non possiamo fare la figura dei peracottari, non possiamo farlo ritirare”. E qui si consuma un rapido capannello tra il ministro dell’Agricoltura e la seconda carica dello stato. Lollobrigida usa argomenti convincenti: “Non facciamo stupidaggini, non possiamo farci attaccare sulla lotta alle mafie il giorno dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro”. “Lollo” fa anche capire che la premier vuole così. Partecipa al conciliabolo anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, più pallido del solito: la situazione è davvero complicata. Perché i senatori intanto, i primi a essere chiamati, hanno votato Valentino, il candidato azzoppato, quindi anche il suo successore rischia di non avere il quorum. La Russa con gli occhi strabuzzanti si accomoda su un divanetto. Riceve una telefonata: “Va bene, votiamo Giuffrè”. Chi assiste alla scena scommette un caffè, non di più, che la chiamata sia arrivata da Meloni. C’è dunque un filo rosso fra FdI e M5s. Michele Gubitosa, vicepresidente grillino e uomo delle trattative, riferisce a Giuseppe Conte dell’operazione andata in porto: colpito e affondato. Conte sembra divertito, il Pd è arrivato secondo pure questa volta. […]  Il partito di Berlusconi di facciata se la prende con il giustizialismo e il fango gettato “sul povero Valentino”, costretto alla ritirata “da un articolo di giornale”. Però insomma, sotto sotto, un po’ di soddisfazione è visibile negli occhi dei parlamentari forzisti. Fratelli d’Italia si è incartato, si è diviso, ha fatto una figura non proprio splendente. […]