RASSEGNA STAMPA

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IL DECRETO SULLA BENZINA HA DI FATTO RIAPERTO LE OSTILITÀ NELLA MAGGIORANZA DI GOVERNO CHE DEVE AFFRONTARE LA SCADENZA ELETTORALE IN LOMBARDIA E NEL LAZIO. BERLUSCONI E SALVINI SI TROVANO A SUBIRE IL DECISIONISMO DELLA MELONI E SONO CONSAPEVOLI CHE I SONDAGGI SONO A SUO FAVORE. A MILANO SI PREVEDE IL PIENO DI VOTI PER FRATELLI D’ITALIA E UNA MAGGIORANZA SCHIACCIANTE IN CONSIGLIO REGIONALE. PER SALVINI UN DURO COLPO CHE AVRÀ RIPERCUSSIONI ALL’INTERNO DELLA LEGA. SI CERCA VISIBILITÀ PER GUADAGNARE QUALCHE POSIZIONE. LA MELONI PARLA DI PROGRAMMA DI LEGISLATURA MA DEVE PRENDERE ATTO CHE AL RIGUARDO FORZA ITALIA E LEGA NON OFFRONO AFFIDABILI GARANZIE.

Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”

[…] né Salvini né Berlusconi hanno carte alternative da giocare e invece devono sforzarsi di recuperare un po’ di consensi in vista delle regionali in Lombardia e Lazio. Ma lo screzio sulla benzina conferma quel che si sapeva: l’alleanza della destra è solo un cartello elettorale, assemblato alla meno peggio per sfruttare tutti gli interstizi del sistema con il quale abbiamo votato tre mesi fa. Se non erano le accise, sarebbe stata un’altra occasione: la brace è sempre incandescente sotto la cenere e basta poco perché la fiamma divampi. Per quanto, al dunque, tutto quello che Salvini e Berlusconi possono ottenere è di logorare il governo giorno dopo giorno, secondo un’antica ricetta della prima o seconda repubblica che sia. Come dire che segano il ramo su cui loro stessi sono seduti.  […] Se a destra qualcuno aspettava solo l’occasione per cominciare a vendicarsi di Giorgia Meloni (e allo stato l’ambizione resta velleitaria), a sinistra finora sono lontani dal definire i parametri di un’opposizione efficace. […] Conte è oggi più che mai il personaggio di riferimento del centro-sinistra e le primarie del Pd, concepite per scegliere un leader, rischiano di scegliere in pratica un numero due già rassegnato, in misura maggiore o minore, a subire l’egemonia dei 5S. Si capisce allora che il tema della benzina, o delle accise, non aiuta a migliorare la qualità del dibattito pubblico. Nasce dal populismo della destra che ora si trova al governo e deve imboccare la strada del realismo. E incrocia il populismo della sinistra che ha fatto la strada inversa e pensa di usare oggi gli argomenti della Meloni prima maniera per risalire la china e consolidare il rapporto con il partito di Conte. Il rischio è allargare la frattura tra gli schieramenti in Parlamento. Non in nome di una diversa visione del futuro […] macome esito di una rissa quotidiana su ogni tema in grado di fare titolo nei “talk show”. Tempeste in un bicchier d’acqua che finiranno per travolgere gli argini.