SANITA’ PUBBLICA E SANITA’ PRIVATA: INTEGRARE E NON CONTRAPPORRE

(di Candida Tucci)

 

In Calabria il dibattito sulla sanità privata accreditata viene spesso ridotto a uno scontro ideologico tra pubblico e privato. Una visione sterile e controproducente. La realtà è che non serve una guerra di trincea, ma un’alleanza capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini.
Le strutture private accreditate ricevono circa 500 milioni di euro l’anno, garantendo prestazioni che il pubblico, da solo, fatica a offrire. Ma se le stesse prestazioni fossero garantite interamente dal pubblico, il costo per la Regione lieviterebbe a 650–700 milioni, con un aggravio stimato tra i 150 e i 200 milioni di euro. Non si tratta di una ricchezza da combattere, ma di una risorsa da governare con regole trasparenti e programmazione sui fabbisogni. La vera battaglia da combattere non è contro chi investe, ma contro la povertà sanitaria che costringe ancora troppi calabresi a curarsi fuori regione.
I dati dimostrano che molte prestazioni erogate dal privato accreditato hanno un costo inferiore rispetto a quelle del pubblico, consentendo di ottenere risparmi strutturali per il bilancio sanitario regionale. Questo è un punto centrale: integrare il privato non significa aumentare la spesa, ma usarla meglio, liberando risorse per investimenti in personale, innovazione e strutture pubbliche.
Come ho scritto, come rappresentante di categoria, nel contributo Il diritto alla salute in Calabria tra Sanità Pubblica e Sanità Privata, in corso di diffusione, il tema centrale non è la contrapposizione, ma la costruzione di un modello integrato e sostenibile. È necessario sfatare il vecchio mantra secondo cui la massima aspirazione del calabrese è “il male del vicino”: se un ospedale pubblico funziona meglio, vinciamo tutti; se una clinica privata riduce i tempi d’attesa, vinciamo tutti. La sanità non è un derby, è un bene comune.
Serve dunque un nuovo patto tra pubblico e privato: una sussidiarietà intelligente, capace di ridurre liste d’attesa, abbattere la mobilità passiva e garantire salute a chi ne ha diritto. Solo così la Calabria potrà trasformare una presunta “torta di interessi” in una rete di servizi, costruendo finalmente un futuro di salute sostenibile.

Candida Tucci presidente Filiera Salute Confapi Calabria