(nella foto la Cittadella regionale)
E’ iniziata nel peggiore dei modi la campagna elettorale per l’elezione del consiglio regionale e del presidente della giunta di governo. Si è partiti a colpi di slogan e con affermazioni di pura propaganda senza entrare minimamente nei problemi se non con la giaculatoria della polemica da ballatoio, quando ci si rinfaccia colpe e responsabilità che in effetti lasciano impuniti i veri responsabili. Si rischia di concentrare il dibattito sul disastro sanitario, che, è certamente il problema più serio e più grave che stanno vivendo i cittadini calabresi. Ma, guarda caso, il disastro sanitario su cui si è scritto e si continuano a versare fiumi di inchiostro è un disastro senza colpevoli, nel senso che nessuno ha pagato e nessuno paga per le sue responsabilità. Tre miliardi circa di debito accumulato che non è dato sapere che direzione abbiano preso né chi hanno arricchito in maniera torbida o poco trasparente. Nel disastro sanitario ci sono responsabilità di chi ha governato a destra e a sinistra negli ultimi venti anni. Il problema è come se ne esce e, al di là delle chiacchiere, risultati non se ne vedono. Gli ospedali, per non dire dei pronto soccorso, sono al collasso non solo per mancanza di personale ma perché è tutta la rete dell’assistenza sanitaria che è andata in crisi. Sul futuro ognuno può scommettere e fare promesse ma non è consentito ignorare e non discutere delle condizioni in cui riversa il servizio sanitario in Calabria. Al punto in cui siamo non è più in discussione il diritto alla salute ma il diritto alla vita, per come dimostrano i numerosi casi di decessi per tardivi interventi dell’organizzazione sanitaria così com’è ridotta. Ma non è solo sul disastro sanitario che “lor signori” (copyright Fortebraccio) dovrebbero confrontarsi di fronte al corpo elettorale. Siamo la regione più povera d’Europa dove quasi un cittadino su due è a rischio povertà. La disoccupazione giovanile, per non dire quella femminile, è arrivata al 40% e non risulta che il problema sia mai stato inserito, nell’arco di quattro anni, negli ordini del giorno del consiglio regionale. Il 42% dei laureati in Calabria cerca lavoro fuori regione se non all’estero. Nell’indifferenza generale perdiamo un capitale umano di cui nessuno potrà compensarci. La maggioranza uscente, che ha governato per quattro anni, accampa meriti e risultati che non si trovano nella relazione della Banca d’Italia sull’economia calabrese. Ma tant’è, nella Calabria saudita la campagna elettorale si fa divagando in politichese sui luoghi comuni della politica (chiacchiere) e ci si contrappone in nome dell’appartenenza (distintivi). In una campagna elettorale, alle nostre latitudini, viene fuori il peggio della politica politicante che è fatta di promesse, compromessi, campagne acquisti, pacchetti di voti, comparaggi, clientelismo spregiudicato e soprattutto il famigerato familismo amorale. Gli epigoni usciti dalle scuderie democristiane ed oggi in Forza Italia ricorrono ai più consolidati strumenti per catturare il consenso elettorale. Un tale ha promesso che quanto prima verranno assunti mille giovani in agricoltura e la giunta regionale, prima di passare all’ordinaria amministrazione, ha ritenuto di doversi occupare della “povertà abitativa” per cui ha deliberato dieci milioni di aiuti alle famiglie bisognose senza casa o che non riescono a pagare il fitto. Non sarà voto di scambio ma ci somiglia. A guardare la composizione delle liste, sia a destra che a sinistra balza in evidenza la transumanza di tanti politicanti da uno schieramento all’altro, da una appartenenza ad un’altra. Si consideri l’invereconda campagna acquisti portata avanti da quel mediatore politico con modalità da foro boario che è il sottosegretario Durigon, il quale è riuscito a portare organicamente nella Lega il movimento Italia del Meridione nato in contrapposizione all’antimeridionalismo della Lega. Questo succede nella Calabria saudita e autorizza Matteo Salvini a porsi come obiettivo di uscire dalle urne come il primo partito in Calabria. Vuol dire che dell’autonomia differenziata e delle sue implicazioni antimeridionali se ne parlerà in un’altra occasione, visto che fino ad oggi, né a destra né a sinistra, nessuno ne ha fatto cenno lasciando libero il campo agli ascari salviniani. I candidati confluiti nella Lega hanno dimenticato gli insulti quando, proprio Salvini, apriva le sue trasmissioni a Radio Padania al grido: “Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani (ovvero i meridionali)”. “Baciare il culo” a Salvini -come direbbe il raffinato inquilino della Casa Bianca- è quanto di più degradante può accadere umanamente nel trasformismo politico meridionale. Se, dunque, la campagna elettorale continuerà come è cominciata, senza affrontare i nuovi problemi (chiacchiere), facendo valere solo le appartenenze (distintivi), avremo il più squalificato e inutile consiglio regionale da quando esistono le regioni. Tocca a chi non vuole fare parte del gioco truffaldino della politica politicante costringere “lor signori” a misurarsi con i problemi reali. Anche i media devono fare la loro parte e mai come in questa campagna elettorale chi opera nella informazione ha il dovere di informare, di far conoscere tutto quello che sa e che riesce a sapere, fatti e misfatti, meriti e risultati di chi ha avuto la responsabilità di governare. A nessuno è consentito chiamarsi fuori. ***