Calabria saudita ALLARME PER I FEUDI ELETTORALI…. CON TRIDICO IN CAMPO LA PARTITA E’ APERTA

“E’ il migliore perdente che il centrosinistra poteva mettere in campo” è l’affermazione di un notabile del centrodestra che crede ancora nella vittoria di Occhiuto e nel peso delle clientele che al governo di Occhiuto e del centrodestra sono innestate. Sarà invece una campagna elettorale tutta da verificare nello scontro politico non solo fra appartenenze diverse ma fra “visioni” diverse. La partita di poker giocata dal M5S si conclude a suo favore e tutto lascia pensare che non sia un successo di Giuseppe Conte.Troppo modesto politicamente. Forse l’entourage di Travaglio. Comunque è andata. Messo sulla graticola il PD, manifestamente non in grado di mettere in campo una candidatura credibile se non il cinereo segretario regionale e senatore, convinti gli altri alleati che senza Tridico il centrodestra poteva già contendersi gli assessorati al suo interno, il M5S -o meglio Tridico in persona intelligentemente prestatosi al poker politico- ha sciolto la riserva ed ora la partita si gioca metaforicamente con un altro mazzo di carte. Dispiace per la signora Tridico, che dovrà rassegnarsi a sacrificare Bruxelles per Catanzaro, ma sarà una prova d’amore di cui i Calabresi terranno conto. Di Roberto Occhiuto sappiamo tutto, compresa la proiezione della sua vicenda giudiziaria in ambito familiare e, quanto al cosiddetto “piano B”, i suoi alleati, prima ancora dei suoi nemici in Forza Italia, si debbono rassegnare perché , a questo punto, soltanto Occhiuto può affrontare il confronto con Tridico e non un Luigi Sbarra -e nemmeno Wanda Ferro- che rappresenta quanto di opaco può avvenire fra un sindacato e chi sta al governo. Tridico non è soltanto un europarlamentare. Anzi, forse è il requisito che conta di meno. Tridico è innanzitutto un calabrese che si è fatto da solo, lavorando e studiando, senza supporti familistici che in Calabria contano molto. Non ha scheletri nell’armadio, ha una faccia pulita ed è un esperto per quanto concerne il problema della povertà e delle forme possibili per combatterla. E’ -come si scrive oggi-  il “padre” del reddito di cittadinanza ma bisogna distinguere come lo ha concepito lui e come è stato applicato nelle procedure. Non è lui l’inventore del “divano” come sostitutivo del lavoro. Doveva semmai essere un aiuto a sopravvivere dignitosamente in attesa e con la ricerca di un posto di lavoro. Ora si dà il caso che la Calabria, la regione più povera D’Europa, è la regione che ha beneficiato più di tutte del reddito di cittadinanza. Con buona pace della Lega è un “privilegio” che discende dalla povertà, ovvero dei diritti negati al sud, ovvero dallo storico differenziale economico-sociale Nord-Sud mai risolto. Ma non è un privilegio, è un certificato di povertà, una povertà voluta e accettata da tutti i governi, di centrodestra e di centrosinistra, nella prima, seconda e terza Repubblica grazie ad una rappresentanza politica incapace e subalterna. Una “povertà” da preservare, per come è nel programma del governo Meloni, con l’autonomia differenziata. Ecco: Tridico è il nemico dichiarato di questa povertà in particolare -quella della Calabria conclamata da tutte le classifiche – e della povertà del Sud più in generale. Non bisogna essere politologi di rango né analisti raffinati per comprendere quale rapporto di identificazione può verificarsi fra chi ha goduto del reddito di cittadinanza e l’ha perso e chi il reddito di cittadinanza l’ha creato e fatto applicare. Dalla Toscana alla Calabria il reddito di cittadinanza -in versione regionale- potrebbe dunque tornare e Tridico è posizionato per poterlo attuare. Tutto questo, fino a qualche giorno fa, non faceva parte delle proiezioni dell’esito elettorale e il centrodestra si cullava sulla candidatura ”forte” di Occhiuto, che forte non lo è più. La partita è quanto mai aperta e dipende anche dalla “qualità” delle liste che verranno presentate. C’è chi prevede una campagna elettorale fatta dei soliti “pacchetti” di voti in mano ai feudatari dei partiti e alle congregazioni clientelari che da sempre connotano la rappresentanza politica e c’è chi confida in una spinta al cambiamento da parte dell’elettorato più informato e avvertito ma soprattutto nel peso che può avere il voto delle nuove generazioni, impegnate o meno in politica, guardando in particolare alla popolazione universitaria calabrese, studenti e docenti insieme. Ricordiamo che in Calabria la partecipazione al voto viaggia sul 44%. E’ l’unica forza d’urto disponibile per disintegrare il sistema delle clientele e dei feudi elettorali. Il Quotidiano del Sud, meritevole di aver scoperchiato il “vaso di pandora” della sanità calabrese, piuttosto che attardarsi in paleolitiche narrazioni di una Calabria notabiliare e tardo-democristiana potrebbe, con i suoi validi redattori, prodigarsi per portare allo scoperto i feudi elettorali, risalendo alla spesa regionale, alla distribuzione del welfare, ai flussi verso la sanità privata, ai finanziamenti in agricoltura, alle sagre ortofrutticole dell’estate dietro le quali c’è sempre un politico di riferimento, a tutto ciò che è spesa pubblica insomma. E raffrontare la spesa pubblica con i voti ottenuti. Guardando a destra e a sinistra. A ogni “feudo” corrispondono dei nomi. A dare credito a indiscrezioni che trapelano dal centrodestra, si potrebbe verificare che una nota famiglia politica della Prima Repubblica, oggi articolata in rendite elettorali separate, che ha già un deputato e una consigliera regionale uscente, sarebbe in pool position per candidare un altro membro della famiglia alle regionali per Forza Italia. Se tutto ciò, pur legittimo, accade vuol dire che, partitocrazia imperando, molto resta ancora da fare per costruire una Calabria democraticamente credibile nelle sue appartenenze e nell’affidabilità della sua rappresentanza politica. Ma la responsabilità, all’ultimo, è dei calabresi per le scelte che faranno. Dovere di chi opera nell’informazione è fornire tutti i dati possibili perché sia un voto consapevole rinunciando a “baciare il culo” ( copyright Donald Trump) a chi si ritiene possa vincere.