Calabria saudita LOR SIGNORI SONO RIMASTI FREGATI

“Lor signori”come li chiamava il mitico Fortebraccio, corsivista de L’Unità organo del PCI,riferendosi ai politici autoreferenziali e ai notabili dei feudi elettorali, non se l’aspettavano la chiusura anticipata della legislatura e, nel giro di due mesi,il ritorno alle urne. Comunque vada per Occhiuto,rieletto o meno,il colpo al regime dei partiti lo ha assestato e se ne colgono i lamenti e il disorientamento. Con un colpo solo, le dimissioni a sorpresa, ha fatto fuori gli avversari interni ed esterni alla sua maggioranza, Forza Italia compresa. Perchè Roberto Occhiuto il gioco sporco della politica ha imparato a conoscerlo e a percepirlo ai primi sintomi essendo interno al contesto. La vicenda giudiziaria che lo riguarda arranca, dalle cancellerie non filtrano indiscrezioni e, a quanto pare,scarseggiano anche le fake news.In procura i fascicoli ora sono due, il primo fermo all’avviso di garanzia notificato ad Occhiuto e l’altro, quello a quanto pare più corposo, con le porcherie ,dette “influenze”,cioè le pressioni sugli uffici regionali riguardanti le rendite sanitarie e i flussi di risorse dal pubblico al privato.Ma dicevamo dellarappresaglia politica di Occhiuto a chi manovrava,dalla mggioranza e dall’opposizione, alla sua non ricandidatura utilizzando l’avviso di garanzia.Meno di due mesi per fare le liste,trovare il candidato spendibile per ma presidenza e andare al voto mentre Occhiuto avrebbe già pronte sette liste a suo sostegno.Fanno buon viso a cattivo gioco chi nel centrodestra portava avanti candidature alternative a quella di Occhiuto,vada per Luigi Sbarra o Wanda Ferro, di cui non sono mancati i segnali, ma alla fine hanno dovuto ingoiare il rospo e dovranno votare Occhiuto.Chi galleggia nel liquame politico degli interessi di bottega e di appartenenza è il centrosinistra che pensava, con la giaculatoria delle inefficienze del servizio sanitario in versione “azienda zero”, dimenticando le proprie responsabilità,di screditare sufficientemente Occhiuto per succedergli alla guida della regione.Al momento il candidato non c’è e ,a quanto pare, la candidatura di Pasquale Tridico non c’è mai stata non solo perché spiegato chiaramente a Giuseppe Conte ma, soprattutto,perché ( c’è poco da ridere!) la moglie di Tridico non l’ha mai presa in considerazionbe avendo preso casa a Bruxelles, arredata di tutto punto e iscritti i figli a scuola.E poi passare da Bruxelles a Catanzaro richiede una dose di masochismo autodistruttivo da TSO(Trattamento Sanitario Obbligatorio).Con tutti i limiti del parlamento di Strasburgo,dove Tridico è stato eletto, passare alla Cittadella di Catanzaro dove il problema non è il vento(storico luogo comune e pregiudizio) ma la qualità del livello politico vuo9l dire immolarsi al martirio politico.Lasciare Strasburgo per affrontare a Catanzaro i rigurgiti campanilistici dei Tallini e dei Talerico che non vogliono il policlinico univresitario a Cosenza perché sarebbe una deminutio per Catanzaro, sarebbe un inutile martirio di cui nessuno gli sarebbe riconoscente.E poi Tridico,inventore del reddito di cittadinanza e dei disoccupati del divano,già presidente dell’INPS, dovrebbe misurarsi con il lavoro che non c’è e con i giovani che all’umiliazione del divano preferiscono emigrare dove la partita della vita si può giocare in condizioni decenti. Altri “martiri”,dopo Tridico, sarebbero in poole position, perché ogni componente del “campo largo” avrebbe un suo candidato, una volta che il bluff di Tridico non è più un segreto dei vertici del M5S.Sono state messe in pista la Orrico o la Baldino, equivalenti per visibilità politica e possibilità di successo ma, a voler fare sul serio, potrebbe essere dirompente quella di Elisa Scutellà, la parlamentare calabrese fatta fuori cinicamente dalla giunta delle elezioni per attribuire il seggio a Forza Italia.Per il PD,congelatala candidatura di Nicola Irto, senatore e segretario del PD, alla quale non crede nemmeno lui , si gioca con i nomi del sindaco di Reggio,Falcomatà,del sindaco di Cosenza,Caruso, e del sindaco di Corigliano-Rossano ,Stasi.Fuori orbita girano le candidature di altri personaggi come quella di Mimmo Lucano,oggi europarlamentare, ma sono chiacchiere in libertà per tenere viva la comunicazione mediatica.Per Falcomatà ci sarebbe il sostegno convinto di Matteo Renzi,per Franz Caruso il sostegno dei sindaci dell’area riformista e socialista. Flavio Stasi sarebbe gradito ad AVS. Chi conosce uomini e cose di questa disgraziata terra dice che non c’è comunque partita, che sia pure con l’ordinaria amministrazione il centrodestra tiene strette le sue lobby e le sue clientele e che il tasso di partecipazione al voto sarà ancora in discesa.D’altro canto se può essere facile per chi votare,turandosi il naso o meno, sarebbe difficile individuare per quali obiettivi.A ottobre, se non si va al mare, si può andare a funghi.Una alternativa al voto c’è.Veramente ce ne sarebbe un’altra,tutta da costruire ma con qualche possibilità di riuscita.Partendo dalle università calabresi.Una possibilità di futuro decente sta lì, dove vengono formate le nuove generazioni in grado di dare vita ad una classe dirigente culturalmente attrezzata. Il vento del cambiamento dovrebbe partire dal campus di Arcavacata,da quello di Germaneto (anche se non è campus) e dal vivaio delle facoltà di Reggio.Il 42 per ceno dei giovani laureati in Calabria è costretto ad emigrare,per mancanza di opportunità, ma anche per non umiliarsi a fare anticamera nelle segreterie dei politici e degli assessorati. Dovrebbero capire che nelle loro mani hanno il loro futuro e quello della Calabria.Se dovesse accadere, se il vento del cambiamento dovesse cominciare a spirare dalle università, forse daremmo la possibilità ai giovani sindaci, alle minoranze intellettuali nei partiti, ai cittadini che credono nella politica, nella democrazia e nelle istituzioni, di schierarsi dalla parte giusta o,almeno,dalla parte più pulita e meno compromessa.