Se n’e’ andato senza clamore con santa romana madre chiesa a promettergli, in limine mortis, che avrebbe potuto tornare a celebrare messa.Era la sua ultima sofferenza,non del corpo ma dell’anima, quell’essere ancora sospeso “a divinis”, stigma residuo di quel calvario che fu la vicenda giudiziaria e la sua condanna prima che la Cassazione sentenziasse, assolvendolo, che “il fatto non sussiste”. Ora, ipocriti, parrucconi e benpensanti possono serenamente interrogare le loro coscienze senza l’ingombro della fisicità di Padre Fedele che della sua corporeità ne faceva un veicolo di generosità , di amore per gli emarginati, di testimonianza della parola di Cristo. Le cronache che accompagnano la notizia della sua morte non gli rendono giustizia, almeno fino in fondo. Molto riduttivo evocarne la passione per il Cosenza Calcio, il “monaco ultra’” finito nelle cronache nazionali.C’era la passione ma era strumento e mezzo per fare altro, cioè stare vicino ai giovani, condividerne i drammi e le incertezze, accompagnarli verso una vita di valori, innanzitutto la solidarietà verso gli ultimi. Cercò gli umili e i bisognosi a ogni latitudine del globo per portare il suo aiuto,il suo conforto,le risorse che aveva messo insieme elemosinando per strada e nelle stanze del potere.Padre Fedele non era semplicemente un frate animato da nobili sentimenti nello spirito del Vangelo.Era molto di più. Era-si direbbe oggi nella neolingua-un influencer, capace cioè di orientare opinioni e scelte soprattutto nei giovani, indirizzandoli a scelte di vita di onesta’ e solidarietà. Offriva l’esempio in prima persona,con le sue missioni in Africa,le scuole e gli ospedali costruiti, l’abbraccio ai lebbrosi che resta il punto più alto della sua pratica missionaria.Detto questo-ed e’ molto poco per il bene che ha fatto Padre Fedele-è della sua vicenda giudiziaria che vorremmo occuparci, noi che Padre Fedele lo abbiamo conosciuto,rispettato ma non frequentato.Lo apprezzavamo e non avevamo bisogno di conferme né dalla Curia né dall’ordine monastico cui apparteneva.Quando esplose la vicenda giudiziaria che contemplava il reato di violenza sessuale a una suora sua collaboratrice, laicamente ci attestammo sulle prove addotte e sulle testimonianze a supporto dell’infamante accusa.Ci rendemmo subito conto che era stato scelto il terreno più insidioso e manovrabile per distruggerne l’immagine e infamarne la condotta.Cominciammo a mettere insieme i “pezzi” dell’accusa, a cominciare dalla suora che lanciò l’infamante accusa. “Istigata” da qualcuno, secondo Padre Fedele.La suora in questione aveva avuto un ruolo di primo piano nell’Oasi Francescana, la struttura dormitorio,mensa e assistenza realizzata per tutti i poveri e i senza dimora in circolazione. Era la “zarina” della struttura finchè per insanabili incompatibilità caratteriali e di metodo con gli ospiti della struttura,Padre Fedele non fu costretto ad allontanarla.Bisogna tener presente che Padre Fedele godeva di grande credito nelle istituzioni a conduzione politica e nelle consultazioni elettorali era un via vai continuo di esponenti di tutti i partiti, a cercare sostegno elettorale. Padre Fedele non si sottraeva ma pensava ai suoi poveri, alle missioni in Africa, alle sofferenze di chi non ha voce. A qualcuno-ma non nell’alto dei cieli- la rilevanza “politica” di Padre Fedele procurava terreni mal di pancia, conseguenza di invidie e gelosie che non risparmiano umanamente né preti né frati tanto più se gerarchicamente posizionati.Insomma la suora ex-zarina decise di rendere pubblica la violenza sessuale subita e-come era facile prevedere- esplose a livello nazionale, con i tg della sera che mandavano in onda filmati in cui Padre Fedele partecipava a innocenti banchetti di battesimi e matrimoni ma, nell’intenzione di chi voleva sporcarne l’immagine, dimostrazione di frivolezza e facili condiscendenze.Noi non abbiamo mai creduto alla violenza sessuale per un semplice motivo che definiremmo estetico.Nel senso che Padre Fedele, se si fosse trovato a peccare di sesso,avrebbe avuto ben altre opportunità a rischio zero. Nel chiedere aiuto e sostegno per le sue missioni umanitarie, non esitava a entrare negli ambienti più torbidi o ritenuti tali dalla morale comune,per portare la parola di Cristo ma anche per chiedere e ottenere solidarietà e sostegno per i poveri e i bisognosi che intorno a lui gravitavano. Spericolato come amava essere, si era avventurato a essere padre spirituale di alcune pornostar che sostenevano le sue missioni umanitarie. Era il suo andare “oltre”, là dove c’era più bisogno di contrastare il peccato ma era diventato troppo influente, troppo autonomo,troppo considerato e, di fatto, fuori da ogni controllo gerarchico per lasciarlo operare indisturbato. Ora senza richiami suggestivi al “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, ci si rende conto che c’erano tutti i presupposti,in una logica di potere,per dover fermare il frate troppo autonomo e intraprendente.Non siamo in grado di dimostrare quali intrecci di potere, fra il sacro e il profano, hanno portato alla condanna, in primo e secondo grado, di Padre Fedele ma la damnatio avvenne con la sospensione “ a divinis”.Ci son voluti 10 anni perché la sua innocenza si affermasse ma l’assoluzione non gli restituì quella serenità necessaria per continuare la sua missione umanitaria.Voleva restituita la facoltà di celebrare messa ma gliel’hanno negata,salvo promettergliela se fosse uscito indenne dal coma.Dalla vicenda di Padre Fedele esce sconfitta santa romana madre chiesa nella cui storia millenaria non mancano lotte di potere e sulfurei intrighi, ed esce sconfitta la giustizia che ancora una volta ha dato prova di macelleria giudiziaria.Fosse stato anche un peccatore, nel senso laico e umano del termine,per noi sarebbe stato comunque un grande benefattore cui portare ammirazione e rispetto.Chi si dilettò in vario modo a sporcarne l’immagine faccia i conti con il grande cordoglio che ha fatto registrare la sua scomparsa. La memoria collettiva ne conserverà a lungo il ricordo e il torto subito. Perchè non abbia a ripetersi.