ASSEMBLEE PD :FEUDATARI E GUARDASPALLE NEL GIOCO DI GRAZIANO…..

ASSEMBLEE PD : FEUDATARI E GUARDASPALLE NEL GIOCO DI GRAZIANO…

Qualcuno potrebbe anche ricavarne  un segnale di vivacità, di ritorno alla vita politica, alla dialettica, allo scontro che rischia di essere anche fisico. Il PD è vivo, anche se annaspa nella palude delle logiche governiste, perde posizioni e consensi ma non è morto.Si va o si dovrebbe andare verso il congresso e la fine della gestione commissariale ma, a quanto pare, non si può dare nulla per certo.

All’assemblea “piddina” tenutasi a Cosenza tutto doveva scorrere secondo programma con interventi pre-concordati, rappresentanza femminile, giovani con diritto di tribuna e ,alla fine, un documento  di rilancio del partito con una overdose di ottimismo in stretto politichese.

E così sarebbe andata, lasciando di fatto le cose come stanno, correnti e feudatari, se il commissario Graziano non avesse dato, a un certo punto, la parola a Italo Reale,politico di consumata esperienza formatosi nella sinistra pensosa e combattiva, oggi nella veste di presidente della commissione di garanzia del PD calabrese.

Italo Reale non ha un carattere aggressivo ma è solito argomentare in maniera secca e inequivocabile, lontano dalle ambiguità  del politichese di antica ascendenza e provenienza.Per lui il partito va perdendo posizioni e collezionando sconfitte perché finito in mano a comitati elettorali al servizio e agli ordini  dei feudatari che controllano il partito tramite i centri di potere che gestiscono nelle istituzioni, i tesseramenti e i circoli di base.Tutto vero,tutto risaputo,tutto tollerato.

Il primo a reagire e a interrompere Reale è  stato  Nicola Adamo, altercando  in netta opposizione e inducendo Reale a chiedergli, senza scomporsi, perchè  si sente chiamato in causa e a reagire per gli evocati comitati elettorali.Ma non finisce lì. Sotto gli occhi compiaciuti del commissario Graziano l’ assemblea si accende, urla e improperi prendono il via, qualcuno si alza e  si dirige verso il tavolo della presidenza.Uno molto vicino da sempre a Nicola Adamo, Damiano Covello, oggi assessore ai lavori pubblici nella giunta di Franz Caruso, grida, gesticola, si avvicina a Graziano, pare, dal video circolato, che batta un pugno sul tavolo, è comunque alterato e minaccioso. Ma Graziano non si scompone, come se avesse previsto tutto.

Verosimilmente sapeva bene come la pensa Italo Reale sullo stato del partito e sapeva altrettanto bene di quale considerazione gode Nicola Adamo per la sua trentennale presenza nelle istituzioni elettive  prima che delicate e imbarazzanti inchieste giudiziarie lo costringessero ad evitare le luci della ribalta politica.Ma non si è mai messo da parte. Leggenda metropolitana vuole che dietro ogni campagna elettorale ci sia la sua raffinata mente di stratega elettorale e che a lui si devono le vittorie di personaggi di primo piano.

A lui si attribuisce l’elezione di Salvatore Perugini a sindaco di Cosenza tant’è che, di fatto, ha amministrato la città insieme a Franco Ambrogio facilitato dal fatto che Perugini dichiarava disinvoltamente  di considerarsi espressione dei partiti che lo avevano eletto e, deduttivamente, soprattutto del PD.Insomma Perugini regnava e Ambrogio e Adamo governavano.Poi è stata la volta di Mario Oliverio che non ha mai fatto mistero di dovere molto a Nicola Adamo per la sua elezione a presidente.Era di pubblico dominio che a ricevere i visitatori di rango, nell’anticamera di Oliverio, al decimo piano della Cittadella, c’era lui con i fidatissimi dello staff.Anche fuori regione ,nelle sue uscite istituzionali, Oliverio aveva sempre con sé Nicola  Adamo, discreto, felpato ma onnipresente. Come nelle iniziative pubbliche del PD cui non partecipava direttamente ma era sempre in fondo alla sala a seguire l’evento.Lasciava che lo notassero ma attento a non comparire anche perché il partito non aveva interesse ad esibirlo.Tutt’altro, ma lui c’era.

Sempre secondo la leggenda metropolitana sarebbe lui, Nicola Adamo, il king maker che ha portato Franz Caruso alla carica di sindaco di Cosenza.E’ noto agli addetti ai lavori come “ il teorema del voto trasversale” che, semplificando, significherebbe che centrodestra e centrosinistra, per i rispettivi candidati alla regione e al comune di Cosenza, si sarebbero scambiati per reciproca convenienza pacchetti di voti. Può darsi, anche se i numeri contraddicono il teorema atteso che Occhiuto è partito con 20 punti di vantaggio sul  centrosinistra e Franz Caruso superava agevolmente il Caruso del centrodestra, una volta che Bianca Rende e Francesco De Cicco al ballottaggio sceglievano il candidato socialista.Può essere vero, semmai, che De Cicco-assessore in carica con Mario Occhiuto-sia stato sottratto al centrodestra già al primo turno e di questo avrebbe avuto merito Nicola Adamo.Del resto la sera del risultato, a caldo, a gestire gli entusiasmi nella segreteria di Franz Caruso c’era lui a officiare.

Comunque sia, l’elezione di Franz Caruso ha restituito rilevanza e visibilità politica a Nicola Adamo ed è in forza di questa rilevanza riconquistata, probabilmente,  che Adamo si è preso la scena contrapponendosi a Reale. Il resto lo hanno fatto i suoi fedelissimi, presenti in gran numero, che hanno dato vita alla gazzarra. Rimane da capire perché il commissario Graziano ha lasciato che Reale accendesse la miccia. La spiegazione è venuta a tarda serata quando da Roma il vertice PD, informato di quanto accaduto , ha affidato a Francesco Boccia, responsabile nazionale per gli enti locali e commissario della federazione di Cosenza, una dichiarazione di condanna dell’accaduto e una rivendicazione del rispetto delle regole e della democrazia interna. Fuffa per gli ingenui, se è vero che né Graziano, né Boccia né Enrico Letta  hanno interesse a porre fine alla gestione commissariale. Spiegano i beneinformati che l’ingovernabilità del partito, con le sue turbolenze e le sue lacerazioni, richiede un nuovo corso, soprattutto alla luce delle prossime scadenze elettorali. In pratica i feudatari che hanno ridotto il PD nelle condizioni in cui versa debbono farsi da parte.Con le buone o con le cattive.Come è stato per Oliverio. Adamo l’ha capito e cerca di resistere appellandosi al diritto del PD calabrese di autogovernarsi con gli organismi previsti dallo statuto . Conta sulla nomenclatura  che ha interesse a gestire le candidature alle politiche quando saranno. Ma anche Graziano e Boccia hanno interesse a gestire le candidature quando sarà il momento .Bisogna quindi continuare col commissariamento perché il partito-  come dimostra la gazzarra scoppiata all’assemblea cosentina-è lacerato e ingovernabile. A ben riflettere Graziano,tramite Italo Reale, ha teso la trappola a Nicola Adamo e lui c’è caduto. (Nella foto il commissario Stefano Graziano )