nella foto il commissario Cotticelli

SANITA’- SE GLI AVVOCATI VINCONO LE CAUSE….

SANITA’- SE GLI AVVOCATI VINCONO LE CAUSE….

Non ci si deve stupire più di tanto se, con tutto quello che viene fuori sulle condizioni in cui versa la sanità in Calabria, alla fine la colpa è degli avvocati che vincono le cause e dei relativi clienti che  vengono pagati con anni di ritardo facendo lievitare gli interessi.

Sorprende e meraviglia  che  a enunciare questa creativa teoria della sanità, che implode per i contenziosi giudiziari, abbia come protagonista un commissario di nomina governativa e, a quanto è dato sapere, di formazione “militare”, cioè quanto di più stretto ci può essere fra la legalità,cioè il sistema delle regole, e l’obbligo di farla rispettare.

Premesso che se gli avvocati  vincono le cause, a difesa dei loro clienti,  si presuppone che ci siano magistrati che emettono le relative sentenze, l’affermazione diventa  gravissima poiché mette in discussione contemporaneamente stato di diritto e ordinamento giudiziario.

Siamo però convinti che il commissario-generale  Saverio Cotticelli, nel suo appassionato intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario, non intendesse arrivare a conclusioni così paradossali a fronte  di un contenzioso  giudiziario che vede le aziende sanitarie ricorrentemente soccombere nelle aule di giustizia per la disinvolta leggerezza con cui tendono  a comprimere e a non riconoscere  quanto quotidianamente producono per il servizio sanitario regionale le strutture ospedaliere a gestione privata.                                                                                                               Si tende a scaricare sui budget della sanità a gestione privata le inefficienze e gli sprechi delle strutture pubbliche, arrivando a non riconoscere le prestazioni erogate e non si vede come ciò non possa portare ad un inevitabile contenzioso.

Per il resto come non collocare l’affermazione di Cotticelli , il suo dichiarato “grido di dolore”,  nel contesto mediatico-organizzativo di quanto ha documentato l’inchiesta de “Le Jene” sugli ospedali di Locri e di Polistena nonchè   sull’ASP di Reggio , l’azienda sanitaria dove  non si compilano i bilanci dal 2013  e probabilmente è tutto affidato alla famigerata trasmissione orale venuta fuori alcuni anni fa nella frammentata e confusa contabilità regionale della spesa sanitaria?

A Reggio il complesso ospedaliero che offre circa 400 posti letto ha un costo certificato di 800milioni di euro a fronte del complesso ospedaliero di Milano che, con oltre 900 posti letto, viene a costare poco più di 400 milioni di euro, ovvero la metà.  Altro che avvocati che vincono le cause e interessi legali che maturano!

Gli sprechi, le sconnessioni fra prestazioni e costi, le negligenze, le omissioni, le complicità vanno cercate là dove legalità e regole vengono violate. Se poi ci si vuole occupare del diritto alla salute dei calabresi, delle condizioni in cui versano gli ospedali e soprattutto i pronto-soccorso , bisogna-almeno per il momento-mettere da parte  gli avvocati e gli interessi legali che non dipendono dagli avvocati e cominciare dalle sale operatorie chiuse o parzialmente operative, dalla conseguente migrazione  fuori regione e da quell’ospedale, che Cotticelli dovrebbe conoscere, dove per trasferire un malato  da un piano a un altro o alle sale operatorie si chiama il 118 che provvede con le barelle perché gli ascensori sono fuori uso.

Fermo restando che è nell’interesse delle strutture ospedaliere a gestione privata vedere riconosciute  le proprie spettanze  nell’immediatezza delle sentenze  a loro favore, diversamente ogni ritardo  che si va ad accumulare va a gravare ineludibilmente sugli affidamenti  bancari, bisogna cercare altrove le cause , le ragioni e le responsabilità  dell’incidenza delle spese legali sulla spesa sanitaria. Fabbisogno di prestazioni e budget camminano insieme, non si può comprimere artificiosamente il fabbisogno per  ridurre i budget.

Semmai il commissario Cotticelli vada a vedere  il “pentolone” che ha scoperchiato il nuovo direttore generale del dipartimento sanitario,Antonio Belcastro, che ha scoperto decine di milioni “scippati” alle casse regionali dagli ospedali del nord per prestazioni erogate a cittadini  non calabresi che si sono fatti passare per tali. Se il gioco è riuscito, ai falsi calabresi e agli ospedali oggettivamente “complici”, è perché gli uffici regionali non hanno esercitato alcun controllo. Hanno pagato a vista,L’ex-commissario  Scura sostiene che ai tavoli dove si regolavano i conti del dare e dell’avere della emigrazione sanitaria la regione Calabria non c’era e, se c’era, era rapprsentata da un funzionario senza alcuna competenza. Insomma  se gli ospedali del nord ci hanno fregato decine e decine di milioni (forse 50) la responsabilità è, secondo la ministra Grillo della sanità, soltanto del presidente Oliverio che aveva l’obbligo di far controllare i conti.Per l’ex-commissario Scura il plenipotenziario consulente di Oliverio, Franco Pacenza, è responsabile dell’esecuzione dei mancati controllo e Scura gli addebita di  avere smantellato gli uffici per creare difficoltà alla gestione commissariale.

Insomma Cotticelli, se vuole fare sul serio, sa da dove cominciare e ci aspettiamo che non  si fermi davanti agli intoccabili di ieri e di oggi.Se c’è del marcio, per un ex-generale dell’Arma non dovrebbe essere difficile metterci mano per eliminarlo.