RIACE -SE L’ACCOGLIENZA DIVENTA REATO…..

RIACE -SE L’ACCOGLIENZA DIVENTA REATO…..

RIACE -SE L’ACCOGLIENZA DIVENTA REATO…..

 

E’ una vicenda strana, torbida e poco credibile questa che ha portato agli arresti domiciliari Mimmo Lucano “mitico” sindaco di Riace, una volta famosa per il ritrovamento dei Bronzi nel suo mare ed oggi simbolo di un modello di accoglienza dei migranti che fa scuola oltre i confini nazionali.

 Mimmo Lucano ha l’ingenuità delle persone oneste e generose che si dedicano agli ultimi ed agli emarginati con spirito e dedizione umanitaria.Una ingenuità che nasce dalla convinzione che fare comunque del bene, soccorrere chi è in difficoltà è cosa buona,sentimento nobile  che non può arrecare danno ad alcuno se non in assoluta buona fede.

Mimmo Lucano ha fatto la scelta di dedicare tutto il suo impegno umano,politico,civile e amministrativo all’accoglienza dei migranti, trasformando un paese in via di abbandono e desertificazione in un caleidoscopio di etnie che hanno attraversato il Mediterraneo  in fuga dalle guerre,dalla violenza e dalla povertà. Gli “ultimi” dell’umanità, nella gerarchia dei valori umani,  che nell’accezione di Mimmo Lucano, sono gli “zeri”, ovvero essere umani  che non contano nulla ,zavorra di barconi che sfidano la morte e che, se sopravvivono, debbono affrontare la repulsione xenofoba  di chi vede in loro una minaccia alle proprie condizioni  di vita.

Riace,dunque,ha fatto scuola di solidarietà e accoglienza e Mimmo Lucano è meritoriamente finito sulle copertine dei più prestigiosi magazine internazionali.

Troppo per il sindaco di un paesino della Calabria,una regione notoriamente alla ribalta della cronaca per fatti di ‘ndrangheta, di sangue, di truffe e ruberie sui fondi europei, di assalti di consorterie alla spesa pubblica, con un flusso carcerario ciclico di politici collusi elettoralmente con la mafia, passati per le patrie galere.

Un mondo dal quale Mimmo Lucano si è sempre tenuto a debita distanza  ma  che,evidentemente, guardava con interesse alle risorse governative che Mimmo Lucano gestiva per organizzare l’accoglienza e l’avvio dei migranti ad attività produttive.

Mimmo Lucano non è finito agli arresti domiciliari  per aver approfittato delle risorse gestite, per aver dirottato in suo favore un solo euro delle rimesse ministeriali. Niente di tutto questo.

L’ipotesi di reato è favoreggiamento di emigrazione clandestina per aver avallato un matrimonio di comodo di una migrante con un cittadino italiano per evitare l’espatrio e violazione delle procedure normative nell’ assegnare la raccolta dei rifiuti. Per il resto gli si addebita un disordine nella contabilità che ,però, non implica alcun reato.

Per il matrimonio di comodo Mimmo Lucano sarebbe reo confesso,atteso che lui stesso lo ammette in alcune conversazioni intercettate.Lui stesso,consapevole, si definisce un “fuorilegge” nel senso di avere consapevolmente fatto “disobbedienza civile” a fin di bene a fronte di disposizioni di legge ritenute ingiuste.

 E’ opinione diffusa che la procura di Locri​ avrebbe avuto ben altro di cui occuparsi soprattutto dopo la recente audizione in Senato del commissario alla sanità Scura il quale ha denunciato l’ infiltrazione della mafia nella gestione del servizio sanitario calabrese ma si vede che Mimmo Lucano è più pericoloso della mafia e gli va data la precedenza investigativa.

Vedremo come andrà a finire e come ne uscirà lo zelo inquisitorio della procura di Locri.Per intanto ci sono due Calabrie sulle quali riflettere: quella che a Gioia Tauro spara in fronte a un sindacalista migrante che raccattava un pezzo di lamiera e la Calabria di Riace e di Mimmo Lucano che col suo modello di accoglienza e integrazione dei migranti ha conferito all’Italia onore, dignità e prestigio di fronte all’opinione pubblica mondiale.Se poi la contabilità del “modello” è in disordine non può costituire reato in una regione dove la spesa sanitaria non veniva contabilizzata se non “omericamente”, cioè “tramandata” oralmente e nessuno è finito ai “domicialiari”.La giustizia ,se non è giusta,non è giustizia.

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