ASSASSINIO A DIAMANTE –QUELLA NOTTE LO STATO NON C’ERA…

ASSASSINIO A DIAMANTE –QUELLA NOTTE LO STATO NON C’ERA…

ASSASSINIO A DIAMANTE –QUELLA NOTTE LO STATO NON C’ERA…

Di sicuro c’è che lo hanno barbaramente assassinato”verrebbe da dire parafrasando l’incipit  famoso di un inviato speciale in Sicilia che telefonava al suo giornale la morte del bandito Giuliano in un controverso conflitto a fuoco con le “forze dell’ordine”.Francesco Augeri, 20 anni, un ragazzo pieno di vita e di buone maniere,è stato accoltellato vicino alla statua di Padre Pio alla testa del ponte che immette nel cuore pulsante di Diamante,Piazza 11 Febbraio.

Almeno questa è la versione dei fatti più accreditata ma di sicuro non c’è nulla.Sembrerebbe,anzi, che a Diamante si è consumato l’epilogo di una rissa scoppiata in un locale di Sangineto fra un gruppo di ragazzi cosentini e un gruppo di etnia napoletana.Sarebbe stato il gruppo dei ragazzi napoletani a inseguire i ragazzi cosentini e a consumare il feroce assassinio di Francesco.Ma anche su questa versione mancano conferme.Tace  la magistratura che indaga, tacciono le forze dell’ordine che investigano ma,quale che sia la versione che verrà fuori,è la barbarie dell’assassinio a scuotere le coscienze e a porre gli interrogativi.Non si va in discoteca col coltello in tasca e, se uno ci va, deve correre il rischio che qualcuno, per strada o dentro, gliene chieda conto.Peggio che se portasse droga.Compito di chi deve garantire legalità e sicurezza.                                       

A Sangineto, a Diamante,a Scalea a partire da una certa ora, intorno alla mezzanotte,si riversano i frequentatori di discoteche,pub e locali notturni.Faranno baldoria fino all’alba,portandosi dietro euforia e voglia di vivere.Ma discoteche,pub e locali notturni  sono anche luoghi di frequentazione di spacciatori, teppisti e piantagrane.E’ risaputo.Il fenomeno va da Milanoi a Palermo,in lungo e in largo,passando anche per Sangineto e Diamante.

La domanda è:”Si può accettare di morire a 20 anni accoltellato per un diverbio in discoteca,degenerato in rissa e poi in assassinio”? Se la risposta è scontata non è detto,però,che si poteva evitare, forse,se ci fossero state misure di prevenzione.Non risulta che nelle notti bianche della costa tirrenica l’organico delle forze dell’ordine, ad agosto, venga adeguatamente integrato e nemmeno risulta che le discoteche siano sotto il controllo di pattuglie itineranti o di pattuglie che vigilano sulla vita notturna del territorio.Non risulta che la prefettura predisponga adeguate misure nelle località a più alta densità di spaccio e,quindi, di presenze criminali.Fra la rissa  scoppiata a Sangineto e l’assassinio eseguito a Diamante corre un lasso di tempo in cui qualcuno avrebbe dovuto denunciare l’accaduto allertando le forze dell’ordine di servizio, ammesso che ci fossero a quell’ora forze dell’ordine in servizio.Lo Stato non c’era la notte che hanno accoltellato Francesco e,se c’era,dormiva.                     

Conclusione amara, anche ingiusta, ma a chi chiedere protezione se non allo Stato? Una madre accompagna il figlio con lo sguardo raccomandandogli di non fare tardi in discoteca e di essere prudente e se lo vede restituire  assassinato con una ferocia bestiale.

Il brutale assassinio è estraneo in tutti sensi  all’animo gentile e ospitale dei diamantesi e questo spiega perché Diamante vive l’accaduto con grande sgomento e commozione per la giovane vita abbattuta.Non doveva accadere ma la tragedia adesso impone che si analizzino le cause e il contesto ambientale in cui l’assassinio è avvenuto.

Diamante ospita da sempre un turismo prevalentemente familiare, domestico e,quindi, pacifico. Si tratta di una fascia sociale medio-bassa, impiegatizia, dei mestieri e del commercio.Famigliole tranquille, senza pretese, che consumano i pasti a casa e fanno la spesa ai centri commerciali.Al mercatino degli ortaggi tirano sul prezzo  con i contadini che cercano di approfittare.

Vanno a letto intorno alla mezzanotte con i bambini che dormono nei passeggini e non hanno mai dato luogo a risse o disordini.Ma in questo segmento di comunità turistica si mimetizza  una minoranza facinorosa portata a delinquere che sceglie Diamante, attratta dalla sua vita notturna e da quello che muove economicamente, come piazza di spaccio,di provocazioni e di bravate.Dopo una certa ora la notte è in mano alle “paranze” di figuri che nel look e nell’abbigliamento si ispirano a personaggi di una seguitissima fiction televisiva.

Accade così che una intera comunità, fatta di residenti e di vacanzieri, viene infettata da una minoranza che andrebbe individuata e messa sotto controllo con la prevenzione e la deterrenza.Oggi non è dato sapere quali misure vengono predisposte a tutela della legalità e della sicurezza quando Diamante passa dai suoi 5 mila abitanti alle 80 mila presenze, senza contare i flussi serali dall’hinterland.

Va da sé che non c’è un nesso causa-effetto fra un turismo prevalentemente familiare contaminato da presenze delinquenziali,probabilmente inevitabili,  e la tragica morte di Francesco ma certamente c’è un problema di contesto entro il quale l’assassinio è avvenuto.Urge un maggiore controllo del territorio da parte dello Stato e degli organismi preposti di fronte a una situazione che non è di ordinaria amministrazione.

La tristissima vicenda dell’assassinio di Francesco che serva almeno ad evitare per il futuro che si possa ripetere, che altre giovani vite vengano brutalmente spezzate e che a una madre venga restituito il figlio, che aveva tanta voglia e diritto di vivere, ucciso all’alba di una notte violenta in cui Diamante non era sotto gli occhi di Dio.                                                      Per ora,addolorati e  sconvolti,attendiamo la verità dei fatti.

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