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PSICODRAMMA PD-L’ALGIDA SOBRIETA’ DI GENTILONI LA CONCITATA SPOCCHIA DI RENZI E LA MALMOSTOSA INANITA’ DI ORLANDO…..

PSICODRAMMA PD-L’ALGIDA SOBRIETA’ DI GENTILONI LA CONCITATA SPOCCHIA DI RENZI E LA MALMOSTOSA INANITA’ DI ORLANDO…..

PSICODRAMMA PD-L’ALGIDA SOBRIETA’ DI GENTILONI LA CONCITATA SPOCCHIA DI RENZI E LA MALMOSTOSA INANITA’ DI ORLANDO…..

Ci si aspettava,con forzato ottimismo, che all’assemblea nazionale del PD colonnelli e generali si presentassero consapevoli del rischio di diventare politicamente irrilevanti. Ciò sarebbe già accaduto se alla sinistra del Pd ci fosse stata un’area politica organizzata e orientata, con modalità adatte ai tempi, ai valori storici della sinistra italiana .

E’ accaduto invece che si sono presentati tutti come se il voto del 4 marzo non avesse segnato per tutti, al centro come in periferia, una disfatta dagli esisti devastanti la cui responsabilità non risparmia nessuno,dai livelli più alti a quelli più bassi.Inutile cercare consolazione nella crisi che la sinistra attraversa a tutte le latitudini delle democrazie consolidate.

Da noi  più che gli effetti della globalizzazione che ha scardinato gli equilibri fra classi sociali ,penalizzando fortemente la classe media e impoverendo chi già era border line, a far precipitare il PD dal 40 per cento delle europee del 2014 al 19 scarso del 4 marzo 2018 è stata una rustica contrapposizione interna fra gruppi interessati ad avere il controllo del partito non per la realizzazione di un progetto o di un programma ma a puri fini di leadership per poter gestire candidature e carriere. Chi si aspettava una autocritica  impietosa per gli errori commessi, gli egoismi cinicamente imposti,la scissione avvenuta è andato deluso.

Dai discorsi fatti da podio, a partire da Matteo Renzi , non è venuto fuori nessun serio ripensamento,nessuna riflessione critica al di là di un generico riconoscimento di parziale responsabilità nella sconfitta di tutti.Matteo Renzi,a dire il vero,ha affermato strumentalmente di essere pronto a prendersi tutta la responsabilità della sconfitta ma per aver modo di contestare inadempienze e responsabilità altrui .Così il povero Gentiloni,in prima fila,si è visto attribuire una “algida sobrietà” nell’azione di governo che non poteva portare consensi da chi dal governo si attendeva maggiore determinazione nelle scelte da fare.

Per Matteo Renzi, insomma, la disfatta trova le sue ragioni nelle lotte interne che hanno avuto come sbocco finale la scissione e la nascita di LeU, a poche settimane dal voto.Con la spocchia di sempre,concitata per gli sbuffi e i mugugni che arrivavano dalla platea, ha avuto battute sferzanti per tutti, sfidando gli oppositori interni al congresso che si è detto sicuro di vincere prevedendo che il giorno dopo comincerà la lotta contro chi il congresso l’ha vinto.Comunque-ha sentenziato Renzi-non me ne sono andato quando mi conveniva,figuratevi se me ne vado oggi con la situazione che abbiamo davanti .

L’intervento di Andrea Orlando,uno degli oppositori interni di Matteo renzi particolarmente accanito, ha  rivelato i limiti di una opposizione basata più su contrasti personali che su diversità di prospettiva politica, agitando ascendenze operaiste della sinistra storica nei confronti del Fronte Repubblicano Europeo proposto dall’ex-ministro Calenda che,per Orlando,può interessare il target che abita i Parioli,noto quartiere residenziale a Roma della borghesia ricca,alta e opulenta. Già dalla platea Orlando aveva animato gli sbuffi e le interruzioni nei confronti di Renzi per cui,quando è salito al podio, la sua espressione,prima che le parole,annunciavano un intervento vuoto politicamente e denso di malanimo nei confronti di Matteo Renzi.

In ultimo Maurizio Martina,segretario reggente nominato segretario effettivo fino al congresso.Generoso il suo discorso di apertura dell’assemblea,ottimista per quanto riguarda il futuro, denso di iniziative verso quel mondo di bisogni e di aspettative che è rimasto deluso e che ha contribuito al successo del M5Stelle.Vuole aprire porte e finestre del PD Maurizio Martina per ricucire, con l’elettorato tradizionalmente di sinistra, un rapporto che è andato in crisi e di cui si poteva prendere atto prima che lo sanzionassero le urne del 4 marzo.Martina,col suo entusiasmo,è stato apprezzato dalla platea dei delegati ma erano applausi limitati all’intervento in assemblea.Il congresso e il suo esito lo decideranno altri.Martina lo deve solo preparare.

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