GRILLO E CASALEGGIO CANDIDANO DI MAIO…..A PERDERE

GRILLO E CASALEGGIO CANDIDANO DI MAIO…..A PERDERE

Sarà pure una “meteorina”, come lo ha definito a Foggia Silvio Berlusconi ma, a conti fatti, Luigi Di Maio ha avuto la nomination a premier alla quale ha tanto lavorato in questi anni.Il  grillino, sempre in giacca e cravatta come se dovesse andare a un matrimonio,ha ottenuto la nomination senza doversi confrontare con un competitor di analogo peso politico.Lo ha voluto Grillo in persona-si dice- ma tanto non è bastato a placare mugugni e maldipancia fra le file del movimento.Ma, al d là del metodo seguito ,quella di Di Maio non è , a tutti gli effetti,una elezione,sia pure con i misteri della rete, ma una nomina dall’alto che conferma la struttura verticistica e padronale del movimento.Tanto più indigeribile appare la nomina di Di Maio se si considera che,con la nomina a candidato premier,diventa anche “capo” del movimento.Roberto Saviano strepita per la procedura seguita,annuncia di volersi candidare lui per dare legittimità in qualche modo alla candidatura senza avversari di Di Maio.Ma Saviano scherza,vuole soltanto prendere le distanze da un’operazione che non condivide.Fosse il solo e,invece,forse per la prima volta,il M5S  riceve uno scossone che non resterà senza conseguenze.Tornando alla candidatura di Di Maio e riflettendo con serenità politica, c’è da chiedersi quante possibilità ha Di Maio di farcela pur se avvantaggiato da sondaggi che fanno del M5S il primo partito.E’ pur vero  che c’è ancora l’incognita della legge elettorale,il premio di maggioranza conseguente,le possibili alleanze ma c’è chi vede nella candidatura di Di Maio l’assicurazione e la garanzia che con lui il M5S non andrà al governo e lui a Palazzo Chigi.Secondo una interpretazione retroscenista lo stesso Grillo sarebbe convinto che Di Maio non ce la potrà fare e questo gli darebbe la garanzia che il M5S resterebbe un solido partito di opposizione, temuto e rispettato, ancora bisognoso di crescere e di farsi le ossa per governare, evitando gli insuccessi di Roma con la Raggi e di Torino con l’Appennino.Può sembrare una interpretazione astrusa e troppo fantasiosa ma, a ben riflettere, ha una sua credibilità.Grillo e Casaleggio,al di là della propaganda, conoscono i limiti del movimento.Dal “vaffa” a governare un Paese ce n’è strada da fare e il M5S,pur se cresciuto politicamente,non è ancora pronto,si sfracellerebbe contro le reazioni dei mercati finanziari trascinando il Paese  nel dissesto e sotto schiaffo di Bruxelles e dei poteri che strangolarono la Grecia con misure di lacrime e sangue.Per contro  un partito di opposizione del 30 per cento, che denuncia le ignominie del potere e tiene sotto pressione i governi conta politicamente molto di più e rende un servizio prezioso alla democrazia.Perchè escludere che Grillo e Casaleggio siano arrivati a questa conclusione?